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«Show up», prosciolti Scoccimarro e Greco







di CLAUDIO ERNE’


Fabio Scoccimarro, già presidente della Provincia di Trieste, è uscito indenne dall’inchiesta avviata due anni fa dall’allora pm Maurizio De Marco. Innocente. Era indagato per truffa, falso in atto pubblico e corruzione ma tutte le ipotesi formulate dagli inquirenti si sono dissolte durante l’inchiesta e il giudice dell’udienza preliminare Enzo Truncellito ha disposto l’archiviazione del fascicolo, accogliendo la richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica.
Assieme a Fabio Scoccimarro sono usciti a testa alta della stessa indagine Massimo Greco, già vicepresidente della Provincia nell’ultima giunta di centrodestra, ora assurto al ruolo di assessore alla Cultura del Comune di Trieste. Archiviata anche la posizione di Carlo Paolo Vimercati, ex segretario generale di Palazzo Galatti.
«Le indagini non hanno consentito di raccogliere elementi sufficienti a sostenere in giudizio l’accusa, nè per l’ipotesi di corruzione, nè per la truffa, nè per il falso in atto pubblico» si legge sulla richiesta di archiviazione firmata oltre che dal pm Maurizio De Marco, ora trasferitosi in Campania, anche dalla collega Lucia Baldovin. In sintesi non abbiamo trovato nulla, tutti innocenti, caso chiuso..
I magistrati avevano sequestrato numerosi documenti nella sede della Provincia; avevano autorizzato intercettazioni telefoniche e ambientali e sentito come testimoni alcuni funzionari dell’ente pubblico. Ma nulla di penalmente rilevante è emerso a carico degli indagati.
Fin dalle prime battute dell’inchiesta, la cui apertura era emersa pubblicamente nell’agosto del 2006, il difensore del presidente Fabio Scoccimarro aveva manifestato la propria tranquillità per l’esito dell’indagine. Il professor Alfredo Antonini in quella difficile circostanza aveva infatti dichiarato di «attendere fiducioso il momento di poterci presentare assieme a Fabio Scoccimarro davanti al magistrato per spiegare tutto. Sono certo che emergerà la verità e l’estraneità del mio assistito».
L’inchiesta si era avviata sui dati acquisiti dalla Guardia di Finanza nel procedimento per la bancarotta fraudolenta collegato al fallimento della ”Show up sas”. I nomi di Fabio Raker e Paolo Vascotto erano finiti sul registro degli indagati e dall’esame dei libri contabili erano emersi due contributi erogati dalla Provincia alla stessa società: il primo contributo doveva sostenere l’organizzazione e la promozione del meeting «I giovani e l’avvenire dell’Europa»; il secondo la mostra fotografica «Gli occhi della guerra». Nella mostra realizzata alla Stazione marittima in collaborazione con «Triesteèfotografia» erano state esposte un centinaio di immagini firmate da Francesco Cito, Gian Micalessin, Almerigo Grilz e Raffaele Ciriello. Alcuni fornitori non erano stati pagati e avevano bussato invano alla porta di Fabio Raker e della sua «Show up». Poi si erano rivolti all’amministrazione provinciale per ottenere il dovuto, circa 25 mila euro.
Scoccimarro con denuncia- querela presentata nel luglio 2004 alla Procura, aveva segnalato le numerose irregolarità presenti nella documentazione fornita dalla «Show Up» per ottenere i contributi provinciali collegati all’organizzazione della mostra fotografica. Poco dopo il presidente Scoccimarro aveva fatto chiarezza sui suoi rapporti con Fabio Raker: il nome del pubblicitario era stato accostato all'organizzazione della sua campagna elettorale. «Non è stato il regista della campagna. L’ho conosciuto, come molti altri triestini, perchè aveva gestito l’immagine della Democrazia cristiana in alcune elezioni».
Secondo le ipotesi formulate dalla Guardia di finanza nell’inchiesta appena conclusa con l’archiviazione, al contrario Fabio Scoccimarro «sarebbe stato l’unica persona che avrebbe avuto interesse ad aiutare il Raker a disporre di consistenti fondi della Provincia, ciò in relazione agli aiuti da quest’ultimo forniti durante al campagna elettorale del 2001, e di cui non vi è traccia nella contabilità del Raker». Come abbiamo detto questa ipotesi non ha trovato alcuna conferma. Anzi è stata smentita e l’inchiesta dopo due anni di attesa è stata chiusa. Tutti innocenti.

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