L'hockey triestino a Barcellona 40 anni dopo

TRIESTEEra il 1968: dopo aver vinto il 19° scudetto (ne sarebbe mancato solo uno per aver diritto alla seconda stella – uno ogno dieci titoli conquistati sulla maglia) la Triestina hockey toccò il massimo livello della sua lunga e gloriosa storia, prima di imboccare una lenta e inesorabile discesa. Nella sua seconda Coppa dei campioni conquistò il titolo di vicecampione d'Europa, perdendo in finale a Barcellona con il Reus Deportivo. La formazione: Enzo Mari, Franco Cervo, capitan Pino Prinz, Roberto Pockay, Flavio Perok, Romano Martellani, Fulvio Gon, Giorgio Chiandussi. Quarant'anni dopo, una selezione di giocatori che hanno dedicato decenni della propria vita ottenendo scudetti e presenze in Nazionale, ripartono per Barcellona. Il desiderio è quello di non perdersi mai di vista e continuare a stare assieme condividendo ancora le gioie (e le arrabbiature) sulle piste di mezza Europa. Questo è lo spirito che da vent'anni permea un'inossidabile selezione di hockeisti triestini: venerdì scenderà in pista al Camp Nou di Barcellona per disputare due incontri amichevoli contro la locale squadra catalana. «Alloggeremo all'hotel Regencia Colon, sulle Ramblas, dove alloggiammo nel 1972, quando disputammo un'altra partita con il Barcellona, spiega sorridendo il 57enne capitano Fulvio Roselli. È uno dei due reduci ancora in attività di quella lontana trasferta, un incontro amichevole che vide gli spagnoli trionfare per 5 a 4 dopo un match combattutissimo e ricco di pathos.
L'altro protagonista di quella sfortunata serata, che i giuliani proveranno a vendicare, è la leggenda vivente dell'hockey a rotelle. Con 66 presenze in azzurro, diverse medaglie di bronzo collezionate a Mondiali ed Europei, nonché quattro volte campione italiano con la Triestina, Enzo Mari, classe 1939, è il veterano della compagine, nonché l'autore principale dei collegamenti che hanno reso possibile questa nuova avventura in terra catalana: la figlia di Enzo Mari (il più grande portiere di tutti i tempi), Alessandra, risiede infatti a Barcellona e milita nella serie A del campionato femminile spagnolo. E mentre a livello nazionale l'hockey a rotelle continua a volare, a 41 anni esatti dall'ultimo scudetto conquistato dalla Triestina, rimane vivo il rammarico per la scomparsa di uno sport che nel capoluogo giuliano ha portato ben 21 titoli tricolori - Us Triestina 13, Pubblico impiego 6 (poi assimilati dalla Triestina), Edera 1 - e ha fornito una decina di atleti alla selezione azzurra.
«Una gestione economica avventata, la mancanza di una vera e propria pista di riferimento e lo spostamento del campionato dall'estate all'inverno ha fatto scomparire l'hockey su pista a Trieste», è l'opinione di Dino Cervo, figlio di Franco, grandissimo terzino della Triestina e della Nazionale. «Una cosa era giocare di sera, in estate, con la gente che si accalcava per venire a vederci - spiega Roselli - un'altra cosa era disputare i match in inverno, con la concorrenza degli altri sport più ricchi».
Tanta amarezza che comunque non è riuscita mai a fermare questo nugolo di atleti che negli anni ha calpestato le piste di varie nazioni europee come Germania, Austria, Svizzera e Francia. Ma chi sono dunque questi evergreen? Il roster della squadra, composto da nove triestini e tre affiliati goriziani, è formato dai portieri Enzo Mari (1939) e Stefano Biasizzo (1964), dai difensori Fulvio Roselli (1951), Michele Piazza (1953), Gianni Brandolin (1959), Giuseppe Marinuzzi (1960), Dino Cervo (1969), Paolo Martellani (figlio dello scomparso bomber Romano Martellani, capocannoniere con 40 reti nel 1964, l'anno di nascita di Paolo) e dagli attaccanti Claudio Ritossa (1958), Alessandro Galli (1962), Mario Bono (1961) e Paolo Russo (1968). Non sarà del gruppo barcellonese invece il giovane attaccante Cristian Zotti (1971) infortunatosi al ginocchio.
Gli Evergreen si allenano una volta alla settimana in via Boegan e per l'occasione indosseranno la maglia dell'Edera, la società che sta ospitando da parecchi anni i veterani. Tornando al passato tanti gli aneddoti curiosi. Tra quelli non prettamente sportivi spicca «un'apparizione» fatta da Enzo Mari in un locale triestino, come ricorda Roselli: «Prima di recarci al palazzetto per una partita casalinga Enzo ed io ci siamo recati al bar Moderno. Mari si è presentato già con la divisa da gioco addosso con tanto di maschera protettiva integrale, nella quale c'erano le fessure solo per gli occhi e la bocca. Come siamo entrati per ordinare qualcosa da bere metà bar si è svuotato di colpo: conciato così Enzo sembrava un personaggio dell'orrore». Domani Mari sarà in campo e si alternerà con il giovane collega Biasizzo. «L'importante è divertirsi ed è per questo che scenderemo in pista con spirito goliardico», commenta Roselli. Galli non è: «A Barcellona si va per vincere, come sempre».
Riccardo Tosques