18 giugno 2008 —
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sezione: Attualità
MILANO Succede tutto in pochi minuti. In aula, al Senato, il presidente Schifani legge la lettera che Berlusconi gli ha consegnato la sera prima. In due paginette il premier spiega perché i processi per reati fino al 2002 devono essere sospesi, almeno per un anno. A Milano, intanto, i legali del Cavaliere salgono le scale per arrivare alla cancelleria della Corte dAppello. In mano hanno unaltra lettera, quella con la quale limputato Berlusconi ricusa Nicoletta Gandus, presidente del collegio del processo Mills. E Berlusconi, in quei minuti, che cosa fa? Fa shopping per i negozi di Roma, vicino a via del Plebiscito. E, ai giornalisti che lo circondano, risponde: «Non parlerò, nemmeno sotto tortura». Con unabile regia, il capo del governo ha previsto tutto: gli emendamenti in Parlamento per bloccare il suo processo e la ricusazione del giudice. Passano pochi minuti e si scatena il finimondo. Politica a parte, saltano sulle barricate i magistrati e interviene il procuratore di Milano, Manlio Minale. Il Csm apre una pratica a tutela dei magistrati del processo Mills. Lo rende noto un comunicato di Palazzo dei Marescialli.
Ricusato il giudice A Milano è in corso dal marzo 2007 un processo per presunti fondi neri. Berlusconi è accusato di corruzione in atti giudiziari per aver fatto inviare 600 mila dollari allavvocato inglese David Mills quale ricompensa per non aver rivelato, come testimone in due processi, le informazioni su due società off-shore usate da Mediaset. Il processo è alle fasi conclusive (deve essere ascoltato un solo teste che, dal Brasile, manda certificati medici). Adesso, per il premier, questo processo deve essere spostato perché il giudice Gandus (che presiede il collegio giudicante) avrebbe rilasciato dichiarazioni che attesterebbero una «inimicizia grave» nei confronti dellimputato. Usando il linguaggio dei tribunali, i legali del Cavaliere accusano il giudice Gandus di aver firmato un documento, intitolato «Appello per la giustizia» che contestava alcuni provvedimenti dellex governo Berlusconi, come la legge sulla depenalizzazione del falso in bilancio e la legge cosidetta ex Cirielli. «Il giudice - scrivono gli avvocati Longo e Ghedini (questultimo anche deputato del Pdl) - si trova in stato di inimicizia nei confronti della persona che dovrebbe giudicare. E anche se non lo fosse, certamente lo appare».
La lettera al presidente del Senato Berlusconi parla del suo processo anche nella lettera al presidente del Senato Schifani. «Ho potuto constatare - dice - che si tratta dellennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un tribunale anchesso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria».
«Non denigrare» Pochi minuti ed entra in campo lAnm, lassociazione nazionale magistrati. «Chi governa il Paese non può denigrare e delegittimare i giudici e listituzione giudiziaria quando è in discussione la sua posizione personale». Il presidente Luca Palamara e il segretario Giuseppe Cascini dicono che «le invettive di Berlusconi sono veementi e ingiustificate». «Questi comportamenti - afferma il sindacato delle toghe - rischiano di minare alla radice la credibilità delle istituzioni». Tornando allemendamendo sulla sospensione dei processi, il vicepresidente dellAnm, Gioacchino Natoli, giudice a Palermo, parla di «cataclisma che determinerà per la giustizia penale un dissesto inimmaginabile».
La procura di Milano Il procuratore di Milano, Minale, interviene per respingere gli attacchi del premier al magistrato che, nel processo, rappresenta laccusa. «Il processo - spiega Minale - nasce dalle dichiarazioni dello stesso Mills, rilasciate il 18 luglio 2004 nel corso di un interrogatorio alla presenza del suo difensore».
Processi G8 Anche due dei più importanti processi per i fatti del G8 del luglio 2001 a Genova (Diaz e Bolzaneto) potrebbero venire sospesi per un anno se venisse approvato l'emendamento al decreto sicurezza. Lo hanno confermato ambienti della Procura di Genova.
Veltroni: il dialogo salta «Le conclusioni le ha tratte Berlusconi che ha strappato la tela del dialogo possibile», certifica Walter Veltroni dalle telecamere del Tg3. «Il Pd ha cercato in questi mesi di portare lItalia fuori dal passato, ma evidentemente cè chi vuole tenere questo Paese inchiodato al passato e noi, in Parlamento, siamo stati costretti in un mese a discutere due questioni che riguardano gli interessi personali del presidente del Consiglio». Per tutta risposta il portavoce del Cavaliere, Paolo Bonaiuti, ironizza: «Ma Veltroni crede di essere Penelope? Dice di aver tessuta la tela del dialogo invece è lui che lha strappata non appena è cresciuta lopposizione di sinistra».
«Il premier è quello di sette anni fa, altro che Berlusconi statista» è il giudizio tagliente del presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro. «È necessario - spiega in una nota - riflettere bene su ciò che sta avvenendo».
Il decreto sicurezza, quello in cui è stata infilato in extremis lemendamento salva-Berlusconi, ha cominciato ieri il suo iter al Senato fra le proteste e lostruzionismo dellopposizione. I senatori dellIdv espongono cartelli con su scritto «Siamo tutti Nicoletta Gandus» e «Impunità per il premier tolleranza zero per gli altri». Di Pietro sottolinea come il reato imputato a Berlusconi, corruzione in atti giudiziari, sia «un reato gravissimo: non cè reato più grave per un premier».