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Una bandiera, una festa

Sui giornali si è letto che la bandiera rossa issata sul pennone al centro della piazza di Sant’Andrea rappresenterebbe un pericolo o un'offesa per qualche goriziano.
È da secoli che la bandiera rossa viene issata al termine di qualche lavoro particolarmente importante e definitivo ( la costruzione del tetto di una casa, oppure, sino alla metà degli anni '50, il varo di una nave al Cantiere di Monfalcone: in questi casi si sottolinea l’avvenimento anche con una frasca di alloro).
Non si tratta di un simbolo comunista: la bandiera rossa è emblema del lavoro, della sua dignità e della sua fondamentale importanza in ogni società civile.
Non è forse casuale che si protesti oggi per la bandiera rossa, in un'epoca in cui il lavoro è sempre più precario, pericoloso, mortale e poco considerato.
A Sant’Andrea è dal dopoguerra che c'è la tradizione di issare la bandiera rossa. Dal 1982, con la costruzione del monumento che ricorda i caduti della Resistenza, fu fatto a regola d'arte un foro in cui inserire il lungo pennone. Da oltre un ventennio nessun incidente si è mai verificato, anzi il momento dell'inserimento del bastone che regge la bandiera è un' occasione di festa ed è una tradizione popolare a cui tutti partecipano senza alcuna distinzione.
Oltre cinquanta uomini, ragazzi e ragazze, si danno da fare per montare e sistemare la bandiera alla mezzanotte del 30 aprile, molti vengono da quartieri e paesi vicini a vedere il risultato del lavoro che richiede sforzi e competenze che si tramandano da generazioni. Sono i giovani appena diciottenni che sulla tabella sotto il pennone scrivono 1 Maj ( Primo maggio). Insomma, è una tradizione che è un bene si continui a conservare.
Appare incredibile che questo possa dare fastidio a qualcuno. La nostra città ha bisogno di conoscenza reciproca, di rispetto, di apertura gli uni verso gli altri, ma sembra che molte volte ci si muova nella direzione opposta.
Vilma Braini

Gorizia