Studenti italiani e sloveni dialogano sul confine

«La diversità non è una malattia», «meja je semo crta- il confine è solo una linea», «we are all travellers», «basta una stretta di mano»: questi alcuni dei commenti dei ragazzi che hanno partecipato al progetto «Da frontiere a ponti-Ko se iz meje ustvari most».
Iniziato nell'anno scolastico 2006-2007, il progetto ha visto il coinvolgimento di quasi duecento studenti e venti docenti delle scuole superiori di Trieste, slovene e italiane, e di una scuola superiore di Pirano d'Istria: l'iniziativa ha voluto far dialogare studenti italiani e sloveni a partire da ciò che per tanto tempo li ha divisi e che, in parte, li tiene ancora lontani, ossia le situazioni drammatiche che si sono succedute nell'area del confine orientale dal 1918 al 1947.
Il punto di forza del progetto è stato il ripensare la convivenza sul territorio attraverso il vissuto del mondo femminile allo scopo di favorire una migliore comprensione delle trasformazioni geopolitiche, legate sia all'allargamento dell'Unione Europea, sia all'incremento dei flussi migratori, per giungere alla configurazione di percorsi di accoglienza reciproca in un contesto di rete tra scuola, famiglia e territorio.
L'itinerario progettuale si è snodato attraverso cicli di seminari rivolti agli insegnanti, momenti d'incontro aperti alla cittadinanza e laboratori per gli studenti: questi ultimi hanno raccolto le testimonianze biografiche delle nonne che hanno messo in luce il loro essere, il loro fare ed il loro sentire, rimasti spesso sommersi dalle voci maschili e dalle ideologie che hanno determinato avvenimenti portatori di divisioni e ferite profonde.
Alla tavola rotonda organizzata al Galilei sono intervenute le insegnanti Melita Valic, Miriam Goldstein e Marta Ivasic del liceo Petrarca e Preseren, la testimone Vida Pahor, Mauna Fares e Klara Szabo, mediatrici culturali di «Interethnos» che hanno seguito i ragazzi nella seconda parte del progetto, e numerosi alunni delle scuole cittadine. «E' necessario - spiega Cristina del Petrarca - promuovere questo genere di attività perché l'Europa della quale tutti parlano non la possiamo studiare soltanto sui libri». Valentina e Roberta del liceo Preseren hanno puntato l'attenzione sulle lacrime e sui sorrisi scaturiti dai racconti delle rispettive nonne, mentre Monica del Petrarca ha ricordato le amicizie nate dalle ore di laboratorio e i momenti comuni di questa esperienza poco tradizionale.
«Il lavoro - spiega infine Melita Richter, sociologa che ha seguito i laboratori - è stato uno sguardo sul mondo femminile in diverse epoche storiche: dalle testimonianze raccolte dai ragazzi, è seguito l'intervento di diversi mediatori culturali provenienti dal Venezuela, Serbia, Senegal, Albania, Libano e Ungheria che hanno concentrato l'attenzione sulla situazione dell'immigrazione attuale».
Linda Dorigo