Santo Spirito a Duino, chiesa e castello nascono con i patriarchi di Aquileia

Raccontare di Santo Spirito di Duino significa inevitabilmente ripercorrere un tratto di storia dell'omonimo castello, in quanto l'origine della chiesa è direttamente collegata alle vicende delle famiglie regnanti. Il primo nucleo fortificato del maniero che dà vita e forma al borgo risale al 1139, quando inizia la dominazione dei Duinati, signori feudatari dei patriarchi di Aquileia; ma l'apice della potenza viene raggiunta con Ugo VI (1344-1391), ultimo rappresentante della dinastia, il quale si sottomette ai duchi d'Austria ottenendo in cambio la reggenza di Trieste.
Nel XVI secolo il feudo di Duino passa in mano al conte Raimondo VI della Torre e di Valsassina il quale, adeguandosi allo stile rinascimentale, trasforma il cupo castello medievale in una residenza principesca.
Nel 1543 il conte Raimondo, profondamente religioso, decide di far costruire una nuova chiesa con annesso convento e di far venire dei religiosi per predicare, in un momento tanto difficile per la chiesa cattolica che deve fronteggiare il protestantesimo ormai alle porte. Pertanto fa erigere una chiesa all'esterno della prima cinta muraria del maniero, dedicandola al S. Spirito, e il nuovo l'edificio di culto è benedetto dal vescovo di Trieste Pietro de' Bonomo.
Nel 1590 papa Sisto V, come riportato nell'epitaffio posto sotto l'ambone, concede l'indulgenza plenaria ai visitatori della chiesa nel giorno di Pentecoste.
L'anno seguente l'edificio viene intitolato anche alla Beata Vergine e ai santi Paolo e Ludovico, protettori dello stesso principe e di sua moglie Ludovica.
Il 17 settembre 1598 il conte Raimondo firma una convenzione con l'Ordine dei Servi di Maria affinché si prendano cura della chiesa.
Nel 1601 iniziano i lavori per la costruzione di un convento, posto a ridosso dell'edificio di culto, che si concluderanno sei anni più tardi. Qui trova sede anche una scuola di preparazione per i futuri sacerdoti, con corsi specifici in teologia, scienze ed una scuola di grammatica. Negli anni a seguire la struttura conventuale è soggetta ad ampliamenti che verranno portati a termine dal conte Giovanni Filippo, figlio di Raimondo VI, e dal nipote Filippo Giacomo.
Nel 1783, in seguito all'editto dell'imperatore Giuseppe II che abolisce tutti gli ordini minori, il convento viene soppresso e il conte Raimondo IX concede i locali vuoti al parroco di S. Giovanni.
Nel 1816 il conte fa eseguire il dipinto per l'altar maggiore della chiesa per celebrare il ricordo della vittoria contro i Turchi nel 1577, ma anche per adempiere a un voto di Raimondo VI.
Nell'estate del 1916, secondo anno dei combattimenti della Grande Guerra, i cannoni italiani posizionati alla foce del fiume Isonzo, nell'intento di colpire gli avamposti austriaci, danneggiano seriamente la chiesa.
Negli Anni Venti la struttura viene restaurata: si cerca di restituirle l'aspetto originario, ma a testimonianza dei tragici eventi la tela posta dietro l'altar maggiore risulta mancante di una parte dell'affresco.
Andrea Di Matteo