Nasce la giunta Tondo, tre triestine assessori

di Roberta Giani

TRIESTE Renzo Tondo, alla vigilia del Primo Maggio, vara la nuova giunta. La numero «25» nella storia del Friuli Venezia Giulia. Non ci sono sorprese, non sui nomi. Semmai, c'è un po' di suspense sulle deleghe: il presidente della Regione non le ufficializza ancora, lo farà solo lunedì alle 15, quando riunirà per la prima volta a Trieste la sua squadra.
I NOMII nomi, innanzitutto. C'è il vicepresidente, Luca Ciriani, pordenonese di An. Ci sono gli uomini del presidente: l'indipendente Vladimiro Kosic e il forzista carnico Vanni Lenna. Ci sono le tre donne, imposte dalla legge, l'aennina Alessia Rosolen, la forzista Sandra Savino e la leghista Federica Seganti. Ci sono, ancora, i friulani: l'aennino Riccardo Riccardi, il leghista Claudio Violino e l'udc Roberto Molinaro. C'è il secondo pordenonese: il forzista Elio De Anna. Non c'è nessun goriziano, e le prime proteste già si sentono, nonostante Isidoro Gottardo e Roberto Menia provino sin d'ora a spegnerle, lanciando il goriziano Gaetano Valenti come capogruppo della corazzata Popolo della libertà. E non c'è nemmeno, nonostante l'appello al presidente, un uscente di Forza Italia.
IL PRESIDENTEMa Tondo, diramata la «top ten» con un dispaccio ufficiale di palazzo alle 18.19, non ha dubbi: «La giunta è equilibrata. E sarà chiamata ad affrontare con estrema concretezza il difficile impegno che ci attende per i prossimi cinque anni». Il presidente, che alla fin fine avrebbe incontrato nella sede romana di piazza Colonna i segretari della sua coalizione, parla di «stretta collaborazione con i partiti». Garantisce «la centralità del consiglio regionale». Auspica «una forte collaborazione della maggioranza e un'altrettanto costruttiva e rigorosa opposizione» ma respinge «il consociativismo di chiaro stampo conservatore che non appartiene al mio concetto di democrazia».
I DUE TEMPIPoi, tornando alla neonata giunta, annuncia un riparto di deleghe necessariamente in due tempi: il primo, già durante la seduta d'esordio, prevede un'assegnazione in base all'assetto giuridico ereditato da Riccardo Illy; il secondo, una redistribuzione «funzionale al riassetto delle direzioni». E quindi alle scelte politiche della nuova maggioranza che contemplano, ad esempio, una delega alla Sicurezza. Delega su cui la Lega conta sin d'ora.
LE DELEGHELunedì, dunque, il primo tempo. Ma, nonostante il riserbo di Tondo, il toto-deleghe imperversa: se Kosic è blindato alla sanità, Lenna dovrebbe andare ai Lavori pubblici e all'Ambiente, nell'ex feudo di Gianfranco Moretton, mentre in quello di Enrico Bertossi, le Attività produttive, dovrebbe finire Ciriani. Riccardi dovrebbe prendersi le Infrastrutture e la Pianificazione che, nel secondo tempo, dovrebbe però passare alla Seganti, titolare in pectore delle Autonomie locali. Violino dovrebbe tenersi l'agricoltura, ma non la montagna a cui il presidente tiene come agli affari internazionali, mentre De Anna dovrebbe ottenere il personale e, a riassetto ultimato, lo sport. Ancora, mentre la Rosolen dovrebbe rimpiazzare Roberto Cosolini a lavoro, formazione e ricerca, Molinaro dovrebbe sostituire Roberto Antonaz a cultura e istruzione. Le finanze, infine, dovrebbero finire in mano alla Savino.
GLI ESTERNIDi sicuro, Forza Italia ottiene tre assessori (quattro con Kosic), An tre, l'Udc uno e la Lega due, cui s'aggiunge il presidente in pectore del Consiglio, il pordenonese Edouard Ballaman. Gli assessori esterni sono cinque, tre «in quota» Forza Italia, anche se c'è chi si chiede se Rosolen e Molinaro si dimetteranno da consiglieri, magari più in là, facendo posto ai primi non eletti.
LE REAZIONIPiovono già i primi commenti. I quattro segretari del centrodestra, a caldo, esprimono soddisfazione: «La coalizione ha trovato un'intesa positiva sugli equilibri politici consentendo a Tondo, nella sua autonomia, di varare la giunta» afferma Gottardo. «Abbiamo trovato una buona sintesi tra l'apporto dei partiti e l'esercizio della potestà del presidente. La nuova giunta presenta un giusto mix tra interni ed esterni» concorda Menia. «Primo passo positivo. Sta nascendo una squadra che, lavorando in sintonia, potrà fare bene al Friuli Venezia Giulia. Come Lega siamo contenti perché riteniamo che i nostri assessori siano persone capaci, anche se non le uniche» aggiunge Manuela Dal Lago. «Il presidente ha fatto buone scelte in tempi giusti. E ha tenuto conto, nella sua giunta, dell'importanza dell'Udc risultata determinante per la vittoria» conclude Angelo Compagnon. E il centrosinistra? «La giunta è facoltà del presidente. Noi attendiamo le sue dichiarazioni programmatiche» dichiara il segretario del Pd, Bruno Zvech. Quello di Rifondazione, Giulio Lauri, sospende a sua volta il giudizio: «Dobbiamo vedere l'attribuzione delle deleghe. Per ora, registriamo l'utilizzo limitato di risorse esterne al Consiglio e una difficoltà a coinvolgere competenze tecnico-politiche presenti in regione».
IL CASO GORIZIAIn maggioranza, però, preoccupano di più le proteste isontine. Non a caso, sin d'ora, i segretari di Forza Italia e An lanciano Valenti come capogruppo del Pdl: «Un ruolo determinante che va ben al di là di una sua presenza in giunta. Lunedì avanzeremo la proposta» annuncia Gottardo. E Menia: «Valenti avrà una funzione politica importantissima. E conterà molto più degli assessori "ultimi" in classifica». Basterà a Gorizia?
(ha collaborato

Marco Ballico)