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Mediobanca voterà la lista dei sindaci proposta dal cda Generali

MILANO Si limano gli ultimi dettagli in vista dell'assemblea di sabato delle Generali. Un comitato nomine del primo azionista Mediobanca ha ratificato ieri la decisione attesa sul voto di Piazzetta Cuccia a favore della lista per i sindaci, presentata dal consiglio di amministrazione del Leone. Un atto ormai formale, con una riunione tenutasi in conference call, anche dopo l'epilogo della lista di minoranza dei Benetton messa di fatto fuori gioco dalla Consob. Dagli altri azionisti con quote significative, intanto, non emergono indicazioni ufficiali di voto, esclusa ovviamente Edizione Holding che, appunto, dopo l'intervento in cui la Consob ha chiarito il controllo congiunto con Mediobanca, ha preannunciato l'astensione in assemblea.
La vicenda della lista Benetton e dell'interpretazione autentica della Consob sui sindaci di minoranza avrà comunque un impatto più ampio influenzando anche le scelte in assemblea di quei soci Generali presenti anche nel patto Mediobanca. Si tratta di Unicredit (4,6%), Fondiaria Sai (2,4%), Commerzbank (1,1%), Sal. Oppenheim (1%) e Gavio (0,7%). Fatto il parallelo con la vicenda Benetton, questi soci non dovrebbero comunque partecipare in maniera determinante all'elezione di una lista di minoranza, si tratti di quella di Algebris o di quella di Assogestioni, salvo il rischio di invalidarne appunto il carattere di minoranza. O voteranno per la lista del cda appoggiata da Mediobanca o decideranno l'astensione, come fatto ad esempio da Pirelli nell'assemblea Telecom, anche in quel caso alla luce del ruolo nel patto Mediobanca (azionista Telco).
Tra gli altri soci, Mps (1,5%) ha venduto nel 2006 la propria quota a Mediobanca, conservandone i diritti di voto sino al 2011. Lo scorso anno era presente in assemblea a Trieste e ha votato a favore dell'elezione del consiglio, anche se il caso era del tutto diverso e nelle Generali le liste di minoranza appaiono una novità assoluta di quest'anno. In assemblea, votando a favore del cda, si erano presentati poi Zaleski (2,2%), Ferax (1%), Euromobiliare (0,8%) e la Fondazione Cariplo (1,6%). Quest'ultima è data ora in appoggio della lista Assogestioni. Quote robuste fanno poi capo a De Agostini (2,5%, con equity swap per salire al 4%), data nei mesi scorsi più vicina alle istanze di rinnovamento della governance del Leone.
Lo scorso anno De Agostini aveva però deciso di non schierarsi nel sistema di equilibri tra gli azionisti bancari (Unicredit-Capitalia e Mediobanca da una parte, e dall'altra Intesa Sanpaolo, socia al 2,3%) che governa la compagnia.
Per quel che vale il confronto, poi, all'ultima assemblea i voti contrari al cda erano stati soprattutto dei fondi, con 23,3 milioni di azioni, e voti di astensione per altri 2,2 milioni di azioni. In totale si tratta circa l'1,8% del capitale. Davide Serra di Algebris (0,5%) ha annunciato in un'intervista al Sole di avere il sostegno di 198 fondi con quote pari al 2% circa del capitale. La scommessa del fondo attivista sembra aver mosso comunque milioni di azioni che solitamente non si presentano in assemblea. La partita della lista Algebris con Assogestioni (0,6%) sembra però impari, visto che quest'ultima dovrebbe contare anche sul voto Bankitalia (4,5%).