Tondo in carica, Trieste reclama il Consiglio

TRIESTE «È la prassi: presidente della giunta friulano, presidente del Consiglio triestino». Nel giorno in cui l'Ufficio centrale regionale proclama Renzo Tondo alla carica di presidente del Friuli Venezia Giulia e conferma i consiglieri eletti, Bruno Marini piazza il paletto. Non per sé ma per Trieste che «si è sempre vista assegnare una delle due cariche».
L'UFFICIALITÀMentre continua il toto-giunta, nell'attesa che domani il centrodestra si ritrovi seduto al tavolo con Tondo, dagli uffici della Regione arriva dunque la proclamazione: il forzista della Carnia, che incassa le congratulazioni di uno «stracontento» sindaco di Capodistria Boris Popovic, succede a Riccardo Illy e ritorna alla carica di presidente già ricoperta dal 15 giugno 2001 al 23 giugno 2003. Alle elezioni del 13 e 14 aprile ha infatti conquistato il 53,8% delle preferenze contro il 46,2% dell'uscente. Tondo, tolmezzino di 51 anni, sposato con tre figli, ha alle spalle una lunga carriera politica: a 19 anni è già consigliere comunale nella sua città, sindaco nel 1990, in Consiglio regionale nel 1998, poi assessore, presidente e, nel 2006, deputato di Fi. Con la proclamazione, Tondo acquista tutti i poteri esecutivi, mentre Illy e la sua giunta decadono, e ha venti giorni di tempo per convocare la prima seduta d'aula. Quella in cui va eletto il presidente del consiglio.
CASO TRIESTEDa domani, dopo una breve vacanza, Tondo deve dunque dedicarsi al suo primo impegno: la giunta. Con una richiesta forte che arriva da Trieste: la presidenza del Consiglio. Solo per un paio d'anni, proprio con Tondo alla guida della Regione, il Friuli mantenne, con Toni Martini a capo del Consiglio, entrambe le cariche: «Un'eccezione fortuita», rileva Marini. Ma con Illy capo della giunta e Alessandro Tesini del Consiglio «si è ritornati all'equilibrio». Un equilibrio che, insiste il consigliere del Pdl di Trieste, «andrà rinnovato anche con la giunta Tondo». E, dunque, «pur senza toni ultimativi», Trieste chiede la presidenza dell'aula.
IN CORSAMarini non fa nomi. Ma non dimentica di essere, con Roberto Asquini, il solo alla terza legislatura tra i forzisti. E non si preoccupa, non più di tanto, del problema di una doppia presenza azzurra: «Ci dovessero essere difficoltà a trovare triestini in altri partiti per quel ruolo, credo si possa anche rompere il tabù dello stesso partito nelle due cariche più alte». In corsa per succedere a Tesini, triestini a parte, rimangono Asquini, Luca Ciriani (An) e Roberto Molinaro (Udc).
LE DONNENon è il solo incastro da trovare. C'è innanzitutto il nodo delle donne, visto che la legge ne impone almeno tre in giunta. Nelle ultime ore sono salite le quotazioni dell'assessore comunale di Trieste Sandra Savino (Fi), ma circola anche il nome di Marina Monassi. Già note le candidature della Lega (Federica Seganti e Mara Piccin) e di An, che propone l'eletta Alessia Rosolen.
LE FINANZESavino è una carta da spendere per l'assessorato alle Finanze. Lì dove corrono anche Adriano Ritossa e Dino Cozzi (chance decisamente in calo, si parla però di un incarico in Friulia), oltre a due Asquini: non solo Roberto, candidato della prima ora, ma anche Franco Asquini, ex presidente di Friulia, che potrebbe essere ripescato nel caso di sconfitta di Enzo Cainero alle comunali di Udine. Con Cainero sindaco, Asquini, gli farebbe da vice.
SANITÀ E WELFAREQuanto alla Sanità, una delle ipotesi è uno sdoppiamento tra salute e welfare. Ipotesi che potrebbe soddisfare sia l'uomo indicato da Tondo, Vladimir Kosic (ma qualcuno non dimentica che corse per i Cittadini di Trieste alle comunali 2006), sia Molinaro, «uomo giusto al posto giusto», dicono un po' tutti.
m.b.