Delegazione multata: sloveni pronti a restituire i soldi ma gli istriani vogliono le scuse

«Il governo sloveno ci ha scritto, chiedendoci un numero di conto corrente dove versare i 634 euro delle due multe perché non ha riscontrato alcuna violazione». Massimiliano Lacota, presidemte dell'Unione degli istriani, fa il punto sulla comunicazione ricevuta da Lubiana, relativa alle due sanzioni comminate ai pullman che, in occasione del Giorno del Ricordo, lo scorso 10 febbraio, stavano trasportando un folto gruppo di esuli e soci dell'Unione stessa a rendere omaggio alle vittime della Foiba di Roditti (nelle vicinanze di Cosina) e a Capodistria, per portare una corona su uno stabile che fu sede dell'Ozna, la polizia segreta jugoslava da cui partirono ordini di torture ed esecuzioni.
I mezzi erano stati fermati inizialmente vicino all'ex confine di Pese e invitati a non proseguire, con la motivazione che le manifestazioni non erano state preventivamente autorizzate. L'Unione degli istriani aveva comunque deciso di proseguire, venendo poi scortata dalle forze dell'ordine locali fino alle destinazioni previste. Prima di scendere dal pullman, a Roditti, era scatta una prima multa da 317 euro. La seconda, dello stesso importo, a Capodistria. «L'episodio ha determinato otto interrogazioni da parte di vari gruppi sia al Parlamento che alla Commissione europea - continua Lacota -. Tra questi An, Fiamma tricolore e anche deputati francesi, spagnoli e un finlandese: per le multe, peraltro, erano stati utilizzati i moduli per le infrazioni da codice della strada, non quelli per le manifestazioni non autorizzate».
L'Unione degli istriani, in ogni caso, non ha fornito per ora alcun numero di conto corrente: «Non ritireremo i soldi, fino a quando non avremo ricevuto delle scuse formali dal governo sloveno. Abbiamo già risposto loro in questo senso», conclude Lacota.
La prossima settimana il presidente dell'Unione degli istriani si recherà a Bruxelles per valutare la possibilità di intraprendere altre azioni assieme ai parlamentari italiani.