Nella collana Top Secret del «Piccolo» gli anni dello spionaggio a Trieste

TRIESTE Nel giugno del 1946 Miha Krek, vice primo ministro del governo juogoslavo fedele al re Pietro, in esilio in Inghilterra del 1941, scrive a Churchill una supplica: secondo le sue informazioni le armate di Tito stanno compiendo un'autentica strage di sloveni, croati e serbi accusati di aver collaborato con i nazisti. «Nella Carinzia - scrive Krek - tra il 27 e il 31 maggio 1945 i militari britannici hanno consegnato ai partigiani di Tito 11.100 cetnici e membri della Guardia nazionale slovena (...) un corpo patriottico, nazionalista e filoalleato». E la sorte di questi «democratici jugoslavi» è drammatica: deportati, torturati, uccisi in massa.
Si apre così, con uno sguardo alla repressione dell'esercito di Tito nei confronti degli jugoslavi fedeli al re o accusati di collaborazionismo con i nazisti, il terzo volume della serie del «Piccolo» «Top Secret», «Trieste e il confine orientale fra guerra e dopoguerra», di Fabio Amodeo e Mario J. Cereghino, dedicato al periodo fra il 1946 e il 1951. Sulla base dei documenti del Public Record Office di Kew Gardens (una quantità enorme di materiale recentemente desecretato e ora a disposizione degli studiosi) come nei precedenti due volumi «Top Secret», Amodeo e Cereghino ricostruiscono il complesso quadro storico delle vicende che interessarono Trieste, la Venezia Giulia e l'Istria, assemblando una scelta delle lettere, delle informative e dei dispacci segreti in possesso degli Alleati. E quello che emerge è un quadro per molti versi inedito, osservato attraverso la lente di rapporti che entrano nel dettaglio, svelano nomi e situazioni, aggiungono particolari clamorosi (come il nome di uno degli attentatori della spiaggia di Vergarolla, vedi articolo qui sopra).
L'anno di partenza di questo nuovo viaggio nella storia è il 1946: mentre il re jugoslavo in esilio guarda con preoccupazione a quanto sta succendo ai suoi ex sudditi, a Trieste la situazione è quanto mai delicata. La città pullula di spie e l'Ozna, la polizia segreta jugoslava, infiltra i suoi agenti, organizza covi e depositi di armi. Uno dei dossier segreti spiega che la polizia segreta jugoslava «è divisa in cinque sezioni: spionaggio all'estero, polizia politica, polizia militare, archivi e controspionaggio». A Trieste l'Ozna ha la sede centrale in via Carducci 6, mentre altre sezioni sono in via Pendice Scoglietto, all'ex dopolavoro di San Giovanni, a Servola, Barcola, in via Settefontane, a Sant'Anna, San Giacomo, San Luigi (ex casa della Gil), Roiano, San Giusto (ex dopolavoro). «Ogni settore - racconterà una spia jugoslava catturata - è composto da sei o sette persone, risponde agli ordini di un comandante e cura la propaganda, lo spionaggio e l'informazione».
Ma a Trieste operano anche - oltre a quelli angloamericani e agli jugoslavi - i servizi segreti italiani, in particolare il Battaglione 808° per il Controspionaggio, che il 22 gennaio del 1946 invia un rapporto secondo il quale nella villa «Rino Alessi» in via Ginnastica si è svolta una riunione cui hanno partecipato l'avvocato Pogassi, «presidente del Comitato slavo di liberazione», Franco Bevk, «comandante della città durante l'occupazione slava», il colonnello Ukmar, «capo dell'Associazione partigiani giuliani (Apg)», «Verginella: presidente dell'Apg e commissario del popolo della cellula comunista», Francesco Stoka, dell'Ozna, Eugenio Laurenti «Presidente dell'Uias, l'Unione antifascista italo slovena». Il vertice è stato indetto per decidere come organizzarsi «nel caso la città torni all'Italia». In tal caso - siamo nel '46 - il piano prevedeva «una rivolta contro gli Alleati e il blocco delle truppe italiane nella Venezia Giulia». «Le truppe d'assalto slavo-comuniste - prosegue ilreportdel Sim - saranno composte da due divisioni, a cui si uniranno le unità jugoslave ora sottoposte al Comando alleato. Arriveranno poi rinforzi della Quarta armata jugoslava, di stanza a Lubiana». E sono già pronti vari depositi di munizioni clandestini: in via Luigi Ricci 3, in Salita Promontorio 23, alla trattoria «Nardini» di Coloncovez, alla trattoria «Al Ritrovo» di via dell'Istria, in via dei Leoni 7, in via Filzi 11, al civico 240 di Strada per Longera.
Insomma, nella città contesa l'ombra di un'invasione è tutt'altro che un'ipotesi. Tanto che gli Alleati preparano l'«Operazione Faggot», per fronteggiare un attacco jugoslavo. Intanto a Trieste è un susseguirsi di violenze, attentati, tensioni. Una situazione che andrà avanti fino all'inizio degli anni Cinquanta e oltre.
p.s.