Veltroni candidato premier nel simbolo del Pd

ROMA «C'è voglia di vincere, Pd da solo», commenta Romano Prodi al vertice di ieri del Partito democratico. Il nome di Walter Veltroni sarà accanto al simbolo del Pd. Il suo vice Dario Franceschini parla di «una bella discussione», di «condivisione unanime» per la scelta di presentarsi da soli alle politiche. Oggi, altro impegno per Veltroni: incontro con la Sinistra-Arcobaleno, per verificare la scelta già fatta: da soli alle politiche, intese per le elezioni locali. C'è l'incognita Di Pietro, che vuole un accordo, con l'alternativa di presentarsi da solo, anche come candidato premier.
Veltroni annuncia la sua candidatura in Umbria, «cuore dell'Italia», e conferma di non volere «pasticci, papocchi e furbizie». Una premessa che può complicare il suo incontro di oggi. I più cheti sono quelli di Rifondazione. Bertinotti conferma la linea: rispetto per la scelta del Pd, intima soddisfazione per il ruolo di guida che Rc assume nella piccola coalizione. Gennaro Migliore sfida il Pd e dice: vedremo se è così al centro da non confrontarsi con noi sul programma. Definisce una «utopia» il desiderio attribuito a Berlusconi di fare la «grande coalizione» con il Pd.
I Verdi, con Pecoraro Scanio, temono il bis del 2001 quando il centrosinistra prese più voti, ma Berlusconi fece il governo. Oggi, è meglio un «accordo repubblicano» basato sulle due aree del Pd e della Sinistra-Arcobaleno. La «verifica sarà molto forte»: se il Pd rompe l'alleanza, anche gli altri si sentiranno «sciolti da obblighi di coalizione».
I più duri sono il Pdci e il ministro Mussi. Pino Sgobio dice che la scelta di Veltroni nasce da una «mania suicida». Mussi non difende la frammentazione partitica, ma attribuisce l'insuccesso del governo a chi aveva la maggioranza dei ministri. Da Veltroni andrà «per vedere le carte». Mussi critica anche l'idea «presidenzialista», di mettere il nome di Bertinotti vicino al simbolo Arcobaleno, e Bertinotti si dice d'accordo con lui. Sulla questione Di Pietro c'è un margine di ambiguità.
Follini e altri difendono la scelta di andare «da soli». Fioroni parla di «carta vincente». Ma Ermete Realacci fa un distinguo. La scelta di Veltroni era nota, l'aveva già fatta alle primarie. Però è ancora possibile un'intesa con Di Pietro. Ma la maggioranza, anche degli ex ministri, è sempre per andare «da soli», senza altre condizioni.
C'è stata molta attenzione per un incontro, di pochi minuti, di Veltroni con Luca di Montezemolo. Il presidente di Confindustria dice che si è parlato del programma del Partito democratico, che «interessa molto». Alla domanda se si rivedranno ancora, non lo ha escluso, dicendo che il confronto sui programmi sarà «con tutti». Il nome di Montezemolo è stato fatto tra i possibili candidati del Pd, ma l'ipotesi appare scarsamente credibile.
Rutelli ha fatto capire che tornerà a candidarsi per fare il sindaco. Ciò vuol dire che libererà un posto di deputato, ma l'ipotesi Gasbarra, attuale presidente della provincia, vale più per il Senato. Violante se ne vuole andare dopo diciotto anni (e scherza: «Sono durato più del fascismo»), ma chissà se è vero. Tre economisti tra i possibili: Tito Boeri, Pietro Ichino, Mario Monti. La presidente campana di Confindustria: Cristiana Coppola. Luigi Nicolais guiderà i candidati al Senato della regione. Tra i candidati, Antonio Boccuzzi, sopravvissuto alla tragedia della Tyssen Krupp.
r.v.