Fama racconta l'Islam agli alunni triestini

La formazione dei cittadini del mondo inizia dagli anni della scuola. Ne è convinta Fama Cisse, mediatrice culturale musulmana che racconta da tempo agli alunni triestini i volti dell'Africa che cambia o il significato del velo nella tradizione islamica. Senegalese, Fama vive a Trieste da 17 anni ed è stata la prima donna immigrata musulmana coinvolta dall'Associazione di cooperazione cristiana internazionale Accri nelle iniziative di educazione allo sviluppo avviate con le scuole cittadine. «Non mi sento speciale - commenta la donna di 35 anni - do solo il mio piccolo contributo perché i nostri giovani possano avere una visione più completa del mondo».
Oltre alle collaborazioni con le scuole, Fama lavora come bibliotecaria e si dedica al volontariato, dirigendo l'associazione dei mediatori culturali Interethnos e l'associazione cittadina dei Senegalesi, oppure aiutando il marito, un imprenditore senegalese che gestisce un negozio etnico. «Ma il mestiere più bello è fare la mamma – sorride Fama - anche se non è sempre facile trovare il giusto equilibrio tra lavoro, passioni e famiglia. Trieste è una città vivibile alla fine – aggiunge Fama – e qui mi trovo bene, ma il mio sogno nel cassetto è sempre quello di tornare prima o poi a casa, in Senegal. Negli ultimi anni - racconta Fama -, il mio percorso migratorio si è rilevato tutt'altro che scontato da molti punti di vista».
La donna è arrivata in Italia per studiare al Collegio del Mondo Unito di Duino, poi ha studiato statistica all'Università di Trieste fino alla nascita dei due figli. Le collaborazioni nel campo della mediazione interculturale nelle scuole sono arrivate in seguito. «Mi sono avvicinata all'intercultura – racconta - convinta del ruolo fondamentale dell'educazione dei giovani alla differenza, alla mondialità e allo sviluppo sostenibile, ai diritti umani, alla pace e solidarietà. Ho iniziato con le fiabe africane per poi proseguire con la storia, senza nascondere però neanche alcuni dei problemi presenti nelle vite degli abitanti del Senegal e di numerosi altri Paesi africani». Tra gli argomenti delle sue lezioni l'inquinamento dell'acqua, la difficoltà che incontra la donna ad affermarsi in tutte le società moderne, ma anche il significato del velo. «Ho sempre raccontato anche la mia esperienza di vita – dice Fama – e nel caso specifico del velo ho fatto presente le varie sfumature presenti nelle diverse culture, poiché dobbiamo tener conto delle molteplicità di connotazioni semantiche, simboliche e metaforiche. Insomma spero di essere riuscita nel mio piccolo di contribuire alla formazione dei giovani triestini che sognano di diventare cittadini del mondo».
Gabriela Preda