Disegnata la Valmaura del futuro

Più verde, più luce e meno rumore. È questa la Valmaura che sognano giovani e residenti. Il dato emerge dai risultati del laboratorio «Abitare Valmaura», che sta dando  i primi frutti del lavoro svolto durante i workshop dei giorni scorsi.
Promosso dalla ricerca nazionale «Laboratoriocittà pubblica» e sviluppato dal Dipartimento di Progettazione Architettonica e Urbana dell'Università  degli Studi di Trieste, il progetto ha visto l'organizzazione di sopralluoghi, occasioni di discussione e la realizzazione di workshop con gli artisti del Gruppo 78 per il progetto Public Art a Trieste e dintorni.
Durante questi workshop sono state proposte semplici esperienze di rilettura e progettazione degli spazi del quartiere, un'esperienza che ha coinvolto sia studenti che residenti. Hanno partecipato ai laboratori gli abitanti del quartiere, gli studenti della Scuola Media G. Caprin di Valmaura e della Facoltà  di Architettura di Trieste, guidati dagli artisti Fabiola Faidiga, Cristina Lombardo ed Elisa Vladilo. Due sono stati i laboratori realizzati nei giorni scorsi: «la città  collettiva», guidato da Cristina Lombardo e Fabiola Faidiga, e «la città  sognata», curata invece da Elisa Vladilo.
«È stata un'esperienza meravigliosa - esordisce Fabiola - abbiamo costruito una città  realizzata interamente in gesso nel giardino di Valmaura. Speriamo che questa iniziativa continui».
«La città  collettiva» è costituita da tanti piccoli parallelepipedi, piramidi e sfere di diverso tipo fatte in gesso bianco, a simboleggiare l'importanza e il peso delle problematiche legate alla periferia: «Con queste opere vogliamo stimolare le persone - aggiunge Fabiola - e far capire che si può lavorare per il proprio quartiere in una prospettiva di miglioramento del vivere collettivo».
Il laboratorio di Elisa Vladilo invece si è concentrato sulla ri- progettazione di alcuni spazi del quartiere da parte dei partecipanti: a partire da fotocopie illustranti la situazione reale, sono state elaborate idee e progetti tradotti infine in un'installazione: «Gli elementi che sono emersi più di frequente nei progetti riguardano il colore, la luce, il bisogno di disporre di maggior spazio verde e di nuove sonorità - sottolinea Elena Marchigiani, coordinatrice del progetto e ricercatrice presso la Facoltà  di Architettura di Trieste - è stato difficile far partecipare le persone, ma questo tentativo ha comunque visto l'entusiasmo di alunni, genitori ed insegnanti della scuola Caprin».
Linda Dorigo