Dionisi-Briguglia fratelli contro nella fiction sulla 'ndrangheta

ROMA Stragi, faide familiari, vendette lunghe una vita, affari criminali: la fiction tv si misura con un tema forte e d'attualità, come la 'ndrangheta calabrese nella miniserie «Era mio fratello» che Raiuno trasmetterà domenica e lunedì con protagonisti due fratelli contro Paolo Briguglia e Stefano Dionisi. Diretta da Claudio Bonivento la fiction è l'ultima produzione di Achille Manzotti, il produttore di tante commedie italiane degli anni '80, scomparso il 20 luglio scorso.
Girato proprio in Calabria fra Reggio, Palmi, Catona, Melito e Pentadattilo, il film evoca, seppure con una storia inventata, le violente faide balzate alla più recente cronaca, come la strage di Duisburg. Tutto ruota intorno a due fratelli di opposto destino, Sante (Stefano Dionisi) e Luca (Paolo Briguglia), figli di un capo clan, scampati fortunosamente alla strage in cui muoiono i genitori. Sante, dopo aver nascosto Luca in un pozzo vicino casa, trova rifugio dal boss Giuseppe Palmisano che lo cresce insieme al figlio Michele (Maurizio Aiello) facendone un capo cosca. Luca invece viene adottato da Vincenzo (Enzo De Caro), un colonnello dei Gis e da sua moglie Ada (Pamela Villoresi).
Dopo più di 20 anni i due tornano ad incontrarsi, grazie all'intervento cinico e spregiudicato del colonnello dei carabinieri Paolo Cento (Massimo Ghini) che non esita a trasferire Luca e suo padre Vincenzo (che si è infiltrato nella 'ndrangheta) in Calabria proprio per incastrare Sante che nel frattempo ha una moglie all'inizio rassegnata agli usi della «famiglia» (Anna Valle) e un bambino.