Da Trieste una risposta per riparare i danni dell'invecchiamento

TRIESTE Quali sono le cause dell'invecchiamento e che cosa può fare la scienza per riparare i danni del tempo? Domande che «tormentano» da anni gli scienziati di tutto il mondo, ma che recentemente hanno ricevuto risposte «illuminanti» proprio da Trieste, dove gli studi di un gruppo di ricercatori del Centro internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia Icgeb, con sede in città, forniscono informazioni essenziali per la comprensione dei processi molecolari che avvengono all'interno del nostro organismo.
Le loro ultime ricerche che parlano anche dell'origine delle malattie neurodegenerative, delle malattie autoimmuni o del meccanismo che sta alla radice della nostra longevità hanno ricevuto già vari riconoscimenti internazionali, con la pubblicazione negli ultimi numeri delle prestigiose riviste scientifiche «Nature Neuroscience» e «Nature». Si tratta di un traguardo mai raggiunto fin'ora nel campo, che contribuisce a scoprire i meccanismi associati all'origine dell'invecchiamento e fornisce informazioni essenziali sull'origine di importanti patologie.
Il tutto mettendo al centro delle ricerche i geni, ovvero i pezzi di Dna che funzionano trasferendo il loro codice in un altro acido ribonucleico chiamato RNA, che a sua volta determina la sintesi di una determinata proteina.
Le ricerche sono state seguite da vari gruppi internazionali, coordinati da Trieste da Francesco Baralle, direttore generale Icgeb, in collaborazione con la Mayo Clinic negli Stati Uniti e un laboratorio dell'Università di Parigi.
«Nel primo lavoro - spiega Baralle - la collaborazione con il gruppo statunitense ha evidenziato il ruolo primario di una proteina (chiamata TDP-43; ndr) nel processo di sviluppo di alcune malattie neurodegenerative come lafrontotemporal dementiao laamyothropic lateral sclerosis».
«In questo lavoro - prosegue - il gruppo americano si è avvalso dell'esperienza decennale del gruppo triestino nel campo dei meccanismi di interazione Rna-proteina per capire come il metabolismo anormale della proteina, mediato da un'altra chiamata progranulina, gioca un ruolo chiave nella neurodegenerazione».
In maniera analoga, le informazioni fornite dal laboratorio di Baralle al gruppo francese hanno permesso di effettuare in seguito un'importante scoperta sulle basi molecolari del meccanismo di protezione da malattie autoimmuni.
«Questi studi – aggiunge il direttore Icgeb, - hanno evidenziato il ruolo chiave di due fattori proteici nella regolazione dell'espressione di un auto-antigene, chiamato CHRNA-1che serve a prevenire l'insorgenza di alcuni tipi di malattie autoimmuni, come la polyendocrine sindrome».
La ricerca sulla proteina TDP-43 nel processo di sviluppo di alcune malattie neurodegenerative si aggiunge ad un'altra svolta dal centro di Trieste sui meccanismi di riparazione del Dna nel mantenimento delle cellule staminali.
«Esperimenti biochimici condotti dal gruppo di Proteomica dell'Icgeb in collaborazione con due gruppi inglesi delle Università di Brighton e Oxford - spiega il professor Baralle - hanno contribuito ad evidenziare come una ridotta attività di riparazione del Dna impedisce la funzione di auto-rinnovamento delle cellule staminali ematopoietiche adulte».
Questo lavoro, pubblicato sulla rivista «Nature» poche settimane fa, fornisce informazioni fondamentali alla comprensione del processo di invecchiamento dei tessuti associato alla mancata rigenerazione delle cellule staminali.
La ricerca segue un altro studio coordinato sempre dal gruppo di Proteomica dell'Icgeb assieme ad un gruppo di ricerca francese e pubblicato su «Nature Structural Biology» che riguarda il meccanismo di mantenimento dei «telomeri», ovvero le strutture responsabili della conservazione del nostro Dna cromosomico e quindi associate al processo di invecchiamento. «Insomma - commenta il direttore Icgeb, - gli argomenti di ricerca di base affrontati dal nostro centro possono, a prima vista, risultare di scarso interesse o di poca applicazione pratica, ma in realtà conducono a fondamentali scoperte nel campo della medicina e gli ultimi studi ne hanno dato la prova».
Secondo Baralle, «la conoscenza approfondita di questi processi risulta a sua volta fondamentale per capire come lo sviluppo di varie malattie». In altre parole le cose stanno cambiando rapidamente in questo settore e tra i protagonisti mondiali c'è anche Trieste.
E per quanto riguarda il futuro? Gli scienziati si aspettano un'imminente rivoluzione, che permetterà di conoscere meglio i meccanismi della vita e dell'invecchiamento e porterà a scoperte fondamentali per il futuro dell'uomo. Non a caso, il settimanale «The Economist» aveva già chiamato recentemente la biologia e tutte le scienze collegate con essa «il nuovo big bang» per il XXI secolo, ovvero quello che la fisica è stata per il XX.
«Per più di mezzo secolo – scrive l'"Economist", - la storia degli esseri viventi ha avuto come protagonisti geni, Dna e proteine, finché si è cominciato a parlare di un terzo tipo di molecola chiamata Acido ribonucleico Rna (proprio la molecola studiata da anni anche a Trieste, all'Icgeb; ndr) ».
Gabriela Preda