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San Giovanni, in una serra nel parco la coltivazione di piante anti-inquinamento

Si sapeva già che il verde migliora la qualità dell’aria. Ma poter utilizzare piante e alberi anche per risanare il suolo inquinato sarebbe una gran bella novità. Proprio su questo fronte si sta lavorando, per la prima volta a Trieste, nel parco di San Giovanni. In una serra allestita nella parte alta del comprensorio, la Cooperativa agricola Monte San Pantaleone e un gruppo di studenti di Biologia da un mese sta coltivando alcune specie vegetali candidate alla lotta all’inquinamento. Obiettivo, capire se così si riescono a catturare le sostanze nocive che avvelenano quel terreno, da tempo recintato dalla Provincia per renderlo inaccessibile.
Di queste opportunità si è discusso ieri nella sede della Direzione dell’ASS, inquilina del parco insieme a Provincia, Università e Comune, in un incontro cui hanno partecipato, l’assessore regionale Roberto Cosolini, il sindaco di Muggia Nesladek, l’assessore provinciale Mauro Tommasini, il direttore dell’ASS Franco Rotelli, il vicepresidente dell’Ezit Stefano Zuban e il responsabile sicurezza del porto Fabio Rizzi. «La sperimentazione – chiarisce Ranieri Urbani, docente del Dipartimento di biochimica – verificherà l’applicabilità dei fito e dei biorimedi, utilizzando diverse tecniche in un microlaboratorio a cielo aperto». Al progetto lavorano studenti e giardinieri della cooperativa sociale, che a questo scopo ha sottoscritto una convenzione con l’ateneo. «Finora – spiega Giancarlo Carena, presidente dell’Agricola Monte San Pantaleone – sono stati piantati sette tipi di essenze, tra cui lolium perenne e festuca arundinaceae, che si sperano utili ad estrarre le sostanze nocive dal terreno bonificandolo». Le loro radici possono infatti prelevare i metalli pesanti dal suolo, trasformandoli sino a fissarli su di sé o rimetterli in atmosfera dopo averli rivisitati. I batteri che circondano l’apparato radicale sono invece in grado di degradare le sostanze organiche inquinanti, divorandole o modificandole. Si tratta ora di identificare quali generi risultano più adatti all’utilizzo pratico. Le prime risposte alla sperimentazione potrebbero arrivare entro un anno. Se saranno positive le piante bonificatrici potranno essere piantate in altre zone della città.
Daniela Gross

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