24 marzo 2007 —
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sezione: Attualità
MILANO Sullinchiesta dei 30 dossier illegali Telecom, che ha portato agli arresti di 14 persone, emergono «inquientanti conferme del progetto Rete», ovvero la presenza di una struttura occulta di pubblici ufficiali formata per raccogliere informazioni riservate.
Pierluigi Iezzi, ex responsabile della sicurezza Pirelli, e chiamato in codice dagli indagati «Generale Cadorna», è ritenuto dal giudice per le indagini preliminari (gip) di Milano Giuseppe Gennari «colui che, dopo linterruzione dei rapporti tra lagenzia investigativa Global Service e Telecom, garantisce la prosecuzione degli incarichi con Pirelli». In sostanza la Pirelli nel 2005 e 2006 conferisce incarichi alla Global per milioni di euro. Operazioni sospette che, per il gip, rimandano ai dossier illeciti che riguardavano «soggetti appartenenti a gruppi terroristici e organizzazioni eversive». E ieri sono stati interrogati Diego Tega ex ispettore della Guardia di finanza e collaboratore dellinvestigatore privato Marco Bernardini, della Global Service, e Amedeo Nonnis, artificiere della Questura di Milano, considerato il responsabile dellufficio della Global in città. Ed è proprio Bernardini, gola profonda dellinchiesta, che ha indicato la presenza di una rete occulta creata per spiare. Bernardini, ex Sisde, il servizio segreto militare, racconta che Angelo Jannone, uno dei responsabili della sicurezza Telecom, aveva pensato di attivare in le varie regioni italiane una serie di sensori che potessero avvisare in tempo reale tutto ciò che allinterno delle forze di polizia potesse riguardare le attività del Gruppo Pirelli Telecom. Fra gli «spiati», la modella Afef.
Della rete Toscana era incaricato Edoardo Dionisi (carabiniere, arrestato due giorni fa), per il Lazio era stato contattato un sottuficiale del Ros di Roma e in Sicilia due sottuficiali del Ros di Catania. Amedeo Nonnis e Mirko Ferrari si occupavano invece della rete Liguria, mentre per quella di Venezia vi era un sottuficiale dellArma in congedo soprannominato «Flash», il quale aveva il compito di capo maglia. «Tutti i capi maglia - racconta Bernardini - venivano retribuiti da me con 1.000 euro al mese e poi con gettoni pari a 3-400 euro ogni volta che fornivano una notizia».
Gennari ha interrogato ieri Mirco Ferrari, ex guardia forestale arrestato nell'ambito dell'inchiesta sui dossier illegali e Diego Tega, artificiere in servizio a Milano anche lui destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Ferrari si è avvalso della facoltà di non rispondere mentre Tega, ex ispettore della Gdf di Novara e collaboratore dell'investigatore privato Marco Bernardini, avrebbe fatto parziali ammissioni difendendosi però dalle principali accuse. Ieri interrogati anche l'esperto informatico di Telecom Fabio Ghioni, e Amedeo Nonis, artificiere di Milano
ca. g.