ARCHIVIO il Piccolo dal 2003

Ecco come rilancio il teatro Verdi

Molto dipenderà da tutti quelli che possono e vogliono affinché aiutino il loro Teatro (specie materialmente) e accompagnino così lo sforzo che, in questi momenti di magra, stiamo già facendo noi.
3) Situazione finanziaria trovata al mio insediamento: leggendo la segnalazione mi è sembrato di essere a «Scherzi a parte». Addossare tutta la colpa della «crisi» finanziaria alle diminuzioni dei contributi dello Stato decise dal governo precedente, fa quanto meno sorridere chi ha solo una lontana idea di cosa voglia dire imprenditoria o managerialità. E la consolazione di concludere: «Se avessi avuto più ricavi avrei chiuso l’anno in attivo» fa pensare a quell’imprenditore da fumetti che diceva: «Tutto funziona magnificamente nella mia azienda, solo che disgraziatamente la gente non compera più i miei prodotti».
4) Compensi indicati con nome e cognome: cerco di replicare con un minimo di garbo e non cito né nomi né cognomi. Dico solo che sono considerazioni sbagliate, nella forma e nella sostanza. Con un minimo di buona volontà si poteva chiedere alla «gola profonda» di farsi dare un’informazione almeno completa.
5) Regione, privati e pubblici sostenitori: la realtà è: se grandi o piccoli sostenitori si erano ritirati durante la passata gestione, ciò è avvenuto soprattutto per sfiducia nell’operato del consiglio di amministrazione di allora (io stesso, socio fondatore, per un periodo anche presidente della Fondazione e da sempre sostenitore finanziario della stessa, io stesso, dopo aver ripetutamente chiesto una risposta a una mia lettera di suggerimenti e informazioni, mi sono a mia volta ritirato non avendo avuto il piacere di ricevere neanche un minimo cenno di risposta). Questo era il rapporto di allora tra la Fondazione e quelli che aprivano il proprio portafoglio per aiutarla. Tutto da ridere! Come forse si sa, ho partecipato un po’ come consigliere ai lavori del consiglio di amministrazione di allora e ricordo le lunghe accalorate discussioni (è un eufemismo) in merito all’offerta di qualche poltrona a qualche personaggio (raccomandatissimo) ignoto a quasi tutti, togliendo tempo alla conoscenza della realtà della Fondazione e ai provvedimenti per salvarla. Dò volentieri atto al presidente di aver reiteratamente bloccato queste proposte. «Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur» (Tito Livio, Storie, XXI, 7). Spero mi sia scusata questa citazione che fa comunque il paio con la citazione del Sommo Poeta, della lettura del quale l’estensione della simpatica segnalazione sembra approfondito lettore.
6) Stagione in corso: sempre dalla lettura della segnalazione se ne ricaverebbe che la stagione oggi in corso riscuoterebbe successo... esclusivamente perché i titoli erano stati «pensati» dal precedente consiglio di amministrazione. A questo punto dichiaro la mia impossibilità di far capire che non basta scrivere una sfilza di nomi di opere o di un certo numero di autori per decretare un successo. E posso spiegare che bisogna gestire i derivanti rapporti contrattuali con le decine e decine di collaboratori e interpreti; trovare e trattare il costo degli allestimenti; trovare e trattare le coproduzioni; seguire da mattina a sera l’importante lavoro che le maestranze svolgono per giorni e giorni per preparare quello che gli spettatori vedono quando finalmente si apre il sipario; provare e riprovare il lavoro dei professori d’orchestra, degli artisti del coro e di tutto l’apparato, valorizzando le performances e gli sforzi di tutti, dalla prima prova fino all’ultima replica. E, infine (non c’è da ridere), anche trovare i soldi per pagare il tutto. Per fortuna e con molta soddisfazione posso dire che i risultati ottenuti sono il frutto di tutto ciò e di molto altro e che il nerbo di base, in specie orchestra, coro e collaboratori, rappresenta punti di eccellenza che mi vengono confermati dai direttori che si alternano sul podio e con i quali ho un continuo scambio di idee e proposte. È questo super lavoro che ha portato ai risultati di successo di questa stagione, rappresentato dal 40% in più di spettatori ai concerti; da un’inaugurazione, con il costo limitato, che ha ottenuto un successo che nessun teatro italiano ha avuto pur spendendo cifre anche dieci volte più grandi; due balletti e un’olandese che sono andati al di là di ogni previsione.
7) Direttore musicale: assieme al direttore artistico e al segretario artistico, fa parte del pacchetto che il consiglio di amministrazione, su mia proposta ha approvato. Tutti costoro si muovono tenendo a mente alcuni concetti: qualità, riduzione dei costi, organizzazione e, soprattutto, l’interesse del nostro teatro.
8) Contributi del governo alle fondazioni lirico-sinfoniche: basta leggere i giornali per sapere che l’attuale governo ha ripreso a finanziare di più le Fondazioni italiane, invertendo il drammatico ciclo riduttivo di quello precedente. Ma aggiungo subito che anche le istituzioni locali hanno contribuito e ne va dato atto al Comune e soprattutto alla Regione che, fuori da ogni considerazione politica da periferia, è stata magna pars per salvare le sorti del Teatro. Mi piace darne atto sia allo stesso Comune che a quelli che in Regione hanno condotto con me questa non facile battaglia (l’assessore Pecol Cominotto e il consigliere Drossi Fortuna).
Conclusione: tutto bene allora per il nostro Teatro Verdi? Guai a pensarlo, perché di strada da percorrere ce n’è ancora molta, anche se molto è già stato fatto: la qualità regge, le finanze sono migliorate, il conto economico ha pure ripreso un percorso virtuoso e, prima o dopo, impiegheremo i soldi che oggi paghiamo come costo dei debiti trovati, per offrire altre performances alla città.
Stiamo anche estendendo i nostri rapporti con gli altri importanti teatri italiani e stranieri e spero che, nel tempo, ciò sarà di grande aiuto. Non è stato facile in quanto partivamo pochi mesi fa da enormi debiti, bilanci passivi, patrimonio eroso, perdite di almeno 7.000 euro per ogni santo giorno di calendario, nome del Teatro disceso ai minimi.
Ce la stiamo facendo ma abbiamo ancora bisogno vitale che il pubblico ci segua e, se vuole, ci apprezzi. Come pure, e mi ripeto, che privati, aziende e istituzioni continuino, anzi incrementino, il loro aiuto a questa Fondazione che è stato, e molto più sarà, uno degli elementi che contribuirà a risollevare le sorti e il nome della nostra città.
Giorgio Zanfagnin

sovrintendente