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L’Ue e l’Italia: nuovo deciso no alla pena di morte. Londra più cauta

ROMA Nuovo deciso no dell’Italia e dell’Ue alla pena di morte. Nel giorno dell’esecuzione in Iraq di Barzan Al Tikriti e di Awad Al Bandar il presidente del Consiglio Romano Prodi e il commissario dell’Unione europea Josè Manuel Barroso ribadiscono la contrarietà dell’Europa alle esecuzioni capitali. «Manteniamo la stessa posizione tenuta per Saddam Hussein, l’Italia è contro la pena di morte, non spendiamo alcuna altra parola» ha detto il premier.
«Per una questione di principio l’Ue è contraria alla pena di morte, nessun uomo può togliere la vita ad un altro uomo» gli ha fatto eco Barroso. Aggiungendo di apprezzare l’iniziativa italiana all’Onu per una moratoria della pena di morte. «Dobbiamo lavorare insieme per convincere quei Paesi dove ancora c’è la pena di morte ad accettarla», ha detto il commissario Ue. Una posizione accolta calorosamente da Marco Pannella, artefice della battaglia per fermare i boia nel mondo, e da Clemente Mastella che ha chiesto «un’azione congiunta europea» a sostegno dell’iniziativa italiana. Ma non è solo l’Europa a prendere le distanze dall’Iraq. Se il ministro degli Esteri Massimo D’Alema ha sottolineato che le esecuzioni capitali non «aiutano la pacificazione», anche la Russia ha fatto sentire la propria voce. «L’esecuzione dei due collaboratori dell’ex presidente iracheno, così come l’esecuzione dello stesso Saddam Hussein, non favorisce la stabilizzazione della situazione nel Paese», ha avvertito il portavoce del ministro degli Esteri, Mikhail Karnynin. E una nuova condanna è arrivata dalla Santa Sede, dopo quella pronunciata all’indomani dell’esecuzione di Saddam.
Più sfumata la condanna britannica. Siamo contrari alla pena di morte ma si tratta di una decisione presa da un governo sovrano, ribadisce un portavoce degli Esteri, sottolinenando che i due uomini giustiziati «sono stati giudicati colpevoli di crimini contro l’umanità e il sistema giudiziario iracheno ha fatto il suo corso». Una posizione a quanto pare condivisa da Condolezza Rice che «deplora» non l’esecuzione ma le sue modalità.