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Mafalda di Savoia: non convince il coraggio di una principessa

In giornate in cui si parla nuovamente, tra smentite e dichiarazioni, di brogli alle ultime elezioni, a distanza di 60 anni dallo storico referendum, televisivamente parlando non ci sono dubbi: la fiction reale è stata battuta negli ascolti da un programma («50 Canzonissime») che celebra una Repubblica felice di riunirsi attorno alle vecchie sigle della tv. Nonostante le premesse - una famiglia ancora «famosa», una storia tutta al femminile, perfetta per il pubblico standard delle grandi fiction, un regista capace (Maurizio Zaccaro della scuola Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi) affiancato da un ottimo direttore della fotografia (Fabio Olmi, figlio di Ermanno) - «Mafalda di Savoia. Il coraggio di una principessa», in onda martedì e mercoledì scorso su Canale 5 in prima serata, non ha convinto il grande pubblico.
Le prime immagini della fiction trascinavano lo spettatore nel fango del campo di concentramento di Buchenwald (ricostruito, come tutto ormai, nei dintorni di Bucarest) dove la principessa troverà la morte. Il consueto (e tanto comodo) flashback ci riportava poi alla gioventù di Mafalda e al suo amore per il principe tedesco (e luterano) Filippo d'Assia.
La storia di Mafalda e della sua opposizione al regime nazista è quella di un personaggio notevole e poco conosciuto - una donna innamorata che non esitò a schierarsi dalla parte del bene e della giustizia anche dopo che suo padre, il re d'Italia, non aveva saputo farlo. Eppure la fiction non emozionava, era percorsa velocemente da fatti e tragedie troppo grandi e che forse meritavano un'altra protagonista (Stefania Rocca ha un volto freddamente contemporaneo).
La seconda puntata era tutta incentrata sul campo nazista e puntava troppo palesemente all'agiografia con frasi eroiche di scarso effetto («nessuno nemmeno Hitler può dirmi che devo vivere per forza»), insostenibili flashback amorosi nel flashback già in corso e una drammatica morte mal raccontata. Si potrebbe poi sottolineare che questa celebrazione di Mafalda - il libro di Cristina Siccardi da cui la fiction è tratta è del 1999 - esce a fagiuolo in un momento «difficile» per l'attuale famiglia Savoia, ma è sicuramente un caso.

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