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Un buco di 47mila euro nella cassa della «Show up» di Fabio Raker

di Corrado Barbacini

Soldi spariti, fatture volatilizzate e debiti che diventano sempre più pesanti. Dietro a tutto questo c’era Fabio Raker, 46 anni, l’ex pubblicitario, organizzatore di eventi culturali.
Ieri davanti ai giudici Alberto Darin, presidente, Francesco Antoni e Angela Giannelli, è stata celebrata la prima udienza relativa alla distrazione della somma di 47 mila euro percepita dalla «Show up» da parte della Cooperativa Trieste, Istria e Friuli. A denunciare il «buco» era stato a suo tempo il curatore fallimentare della «Show up» Paolo Taverna. Raker ieri era assente. La vicenda processuale che lo vede coinvolto era scattata l’altro anno dopo il sequestro preventivo disposto dall’allora presidente aggiunto del gip Nunzio Sarpietro. Nell’occasione il magistrato aveva disposto l’arresto del pubblicitario per bancarotta fraudolenta.
Secondo l’accusa e nonostante un precedente fallimento, l’imprenditore pubblicitario avrebbe continuato sistematicamente a contrarre debiti, servendosi di alcuni prestanome. Nello stesso procedimento la cui discussione è iniziata ieri, era coinvolto anche Mario Vascotto, ufficialmente amministratore della «Show up» che ha patteggiato la pena in occasione dell’udienza preliminare nello scorso mese di maggio.
Nell’udienza sono comparsi i testi dell’accusa rappresentata del pm Maurizio De Marco. Hanno parlato lo stesso curatore fallimentare Paolo Taverna e poi il commercialista Piero Valentincic «Ho riscontrato un grande disordine amministrativo». Quindi un’impiegata della società «Show up» ha ricordato: «Molte ditte telefonavano per chiedere il pagamento delle fatture ma senza risultato».
Per il difensore Maria Genovese alla luce di queste deposizioni non sussistono elementi che possano dimostrare il fatto che Raker abbia percepito indiebitamente la somma di 47 mila euro. «Questo è un errore - ha detto il legale - dovuto proprio alla confusione amministrativa».
La prova indiretta è rappresentata secondo la difesa proprio dalle dichiarazioni del curatore Paolo Taverna. Ha osservato il fatto che «non era stato possibile effettuare alcuna verifica bancaria».
Insomma, per l’accusa, si tratterebbe si denaro reale nascosto ai creditori, per la difesa invece un grande equivoco dovuto proprio alla confusione contabile. E in questo senso l’avvocato Genovese ha chiesto alla Corte l’acquisizione degli estratti conto delle banche di riferimento della «Show up». La prossima udienza è stata fissata per l’8 febbraio.
L’indagine su Fabio Raker era scattata nel 2004. Ma le premssse risalgono a qualche tempo prima. L’ex pubblicitario aveva organizzato per conto della Provincia alla Stazione marittima, in collaborazione con Live Europa e Trieste Fotografia, l’esposizione di un centinaio di immagini di reporter italiani specializzati nel documentare conflitti. La mostra aveva per titolo «Gli occhi della guerra». Alcuni fornitori non erano stati pagati e dopo aver bussato inutilmente alla porta di Fabio Raker e della sua «Show up», si erano rivolti all’amministrazione provinciale per ottenere il dovuto. Circa 25 mila euro. La Provincia di cui era presidente Fabio Scoccimarro, aveva difeso il proprio ruolo e la propria buona fede nominando con delibera tre legali per seguire il caso.
Recentemente si è aperto un nuovo filone di indagine in cui oltre a Raker sono coinvolti l’ex presidente della provincia Fabio Scoccimarro, il suo ex vice Massimo Greco, attuale assessore alla Cultura del Comune, l’ex segretario generale di Palazzo Galatti Carlo Paolo Vimercati, il dirigente dell’area cultura Danilo Vezegnassi indagati a vario titolo per truffa aggravata, falso e corruzione dallo stesso pm De Marco.

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