Bush alla nazione: «Cattureremo Osama Bin Laden»

REAZIONI dal corrispondente

Andrea Visconti

NEW YORKReazioni indignate, lunghe polemiche, critiche senza mezzi termini. Ha scatenato un vespaio il discorso di George W. Bush alla nazione lunedì sera in coincidenza con il quinto anniversario dell'11 settembre. Doveva essere un discorso di unità nazionale con presidente nel ruolo di «padre spirituale» di una nazione ancora ferita dalla tragedia di cinque anni fa. E invece il presidente è stato accusato di avere strumentalizzato l'11 settembre facendo un discorso di parte per fini elettorali. Mancano infatti poche settimane alle elezioni di medio termine e i repubblicani sono in difficoltà perchè l'elettorato ha preso le distanze dalla guerra in Iraq. La controversia è esplosa lo stesso giorno in cui l'ambasciata Usa in Siria è finita sotto attacco. Quattro uomini hanno attaccato la sede diplomatica ma non ci sono state vittime fra gli americani. Il segretario di stato, signora Condoleezza Rice, ha espresso gratitudine alle forze del governo di Damasco per essere riuscite a contenere l'impatto dell'attacco. Le parole di apprezzamento della Rice sono particolarmente importanti in questo momento di tensione fra Washington e Damasco col governo siriano che accusa gli Usa di difendere solamente gli interessi di Israele e gli Stati Uniti che accusano la Siria di sponsorizzare il terrorismo islamico.
Bush ha parlato per diciassette minuti in diretta televisiva dedicando gran parte del suo intervento alla guerra in Iraq e difendendo le iniziative militari della sua amministrazione. «Osama Bin Laden e i terroristi dell'11 settembre possono continuare a nascondersi ma noi li braccheremo e li porteremo davanti alla giustizia», ha detto Bush lo stesso giorno in cui il Washington Post rivelava che da fonti dell'intelligence Usa si apprende che gli Stati Uniti da un paio d'anni non hanno più avuto alcuna segnalazione di possibili avvistamenti di Bin Laden. Il governo americano però ieri ha respinto questa affermazione.
Bush nel discorso alla nazione ha descritto la guerra in Iraq non soltanto in termini di un conflitto militare ma anche come «la decisiva lotta ideologica del 21simo secolo e la chiamata alle armi di un'intera generazione». Il presidente ha anche riaffermato di non avere alcuna intenzione di abbandonare l'Iraq. «Sono stati fatti alcuni errori ma l'errore più grave sarebbe se decidessimo di lasciare l'Iraq e permettere che diventi la roccaforte del terrorismo islamico». Erano tutte considerazioni già note e Bush non ha detto niente di nuovo, ma il fatto stesso che abbia scelto l'11 di settembre per fare un importante discorso alla nazione sulla guerra in Iraq è stato un modo per cercare di confondere l'opinione pubblica sul fatto che c'è un collegamento fra la strage delle torri gemelle e il regime di Saddam Hussein.
«Mi viene spesso chiesto perchè siamo in Iraq visto che Saddam non era responsabile per l'attacco dell'11 settembre», aveva detto lunedì sera Bush. «La risposta è che il regime di Saddam è sempre stato unchiaro pericolo».
Su questo punto i giornalisti della Casa Bianca ieri hanno dato battaglia la portavoce di Bush. In particolare uno degli agguerriti reporter che seguono quotidianamente il briefing di Tony Snow ha sfidato il portavoce di Bush a sostenere che quello di lunedì sera non fosse stato un discorso strumentale. Un altro giornalista televisivo invece ha messo Snow in imbarazzo a seguito di una sua dichiarazione sui presunti legami fra Al Qaeda e il regime di Saddam Hussein.