ARCHIVIO il Piccolo dal 2003

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Cure del cancro:
ci vuole cautela
lSpesso vengono diffuse campagne di ottimismo per confortare gli ammalati di cancro che – colpiti, a volte più nella psiche che nel fisico, nell’apprendere di essere affetti da quel male, definito pessimisticamente e terroristicamente «male del secolo», subiscono essi e i loro cari, un forte trauma psichico – hanno bisogno di conforto e di incoraggiamenti per combattere la malattia e la depressione in cui piombano. Essi vengono rassicurati, citando loro statistiche dimostranti che dal cancro si può guarire grazie ai sempre più efficaci mezzi di lotta, ma soprattutto, forse!, grazie alla loro stessa collaborazione e alla loro volontà di combatterlo, citando loro i nomi di noti personaggi della politica, dello sport, della finanza che sono riusciti a vincerlo. E tanti ammalati, fiduciosi, credendo nelle statistiche e nelle guarigioni loro citate quale esempio, si rinfrancano moralmente e affrontano con coraggio, animo forte e con convinzione le cure, a volte o spesso dolorose, cui vengono sottoposti. Ma ecco che, a volte essi, da radio e televisione, non infrequentemente apprendono della morte di qualche noto personaggio affetto dal male incurabile... convincendosi allora di essere stati ingannati sino ad allora da medici, assistenti e familiari che li hanno pietosamente rassicurati sulla curabilità e guaribilità del male che li ha colpiti. Piombano così nella disperazione pensando che se persino certi personaggi – pieni di soldi per avere praticate le cure più costose e non fornite dalla mutua! – non riescono a guarire, per sè quale sorte li attende? Così è accaduto in occasione della recente scomparsa del povero terzino dell’Inter Giacinto Facchetti, affetto, come è stato annunciato, dal male incurabile!
Aldo Cannata

Trieste: pedoni
sempre a rischio
lLeggo sul vostro giornale «Muore in moto a 27 anni in via Commerciale». Sinceramente mi sorprendo che ciò non succeda più spesso. Giornalmente quando percorro strade diritte vedo la mia vita minacciata da tutti i veicoli e principalmente dalle motociclette. Per non parlare dove le strade sono strette: mia moglie anziana è stata già urtata due volte in via Campanelle (nel tratto sotto il Galvani). Naturalmente in tutte le città civili (anche in Regione) esistono i dossi artificiali. Esistono anche nell’interminabile salita di San Marino, che penso che tutti conoscano per via delle competizioni a due e quattro ruote. A Trieste si preferisce che si corra a scavezzacollo, con rischio della propria ed altrui vita. Magari con lo scopo di far occasionalmente i vigili urbani – peraltro stranumerosi – così da rimpinguare le casse del Comune, che evidentemente contano più dell’incolumità. Si sono fatte opere faraoniche con cantieri che hanno per anni paralizzato la vita in centro città, ma se cerchiamo un passaggio pedonale con semaforo... perdiamo peso, camminando. E rarissimi anche quelli con segnale luminoso lampeggiante. E parimente rarissimi sono quelli poi dei paesi civili con il segnale acustico per i videolesi. La periferia è poi assolutamente abbandonata a se stessa. Lì manca anche la segnaletica stradale ed è soltanto occasionale la presenza degli agenti. Tanto per esemplificare (non mi è consentito di dilungarmi troppo) la stretta e ripida via Ventura sfocia a destra della frequentatissima e veloce via Costalunga. Non solo non esiste un segnale per dare la precedenza. Ma non c’è pure lo specchio che permetta di vedere chi proviene da sinistra! Mentre ci sono voluti ripetuti incidenti per metter lo stop dove via Patrizio sfocia in Strada di Fiume. Non si è fatto alcunché per superare le barriere architettoniche. Si provi chiedere a chi ha difficoltà deambulatorie di accedere alla Biblioteca Civica o al Museo di Storia naturale. Solo per indicare una delle numerose carenze degli edifici comunali del tutto fuori legge. Al solito è la massaia che nasconde la polvere sotto il tappeto. Lucente il centro, immondezzaio la periferia. Più per ragioni politiche che amministrative ho confermato il mio voto a questa amministrazione: ma scusatemi, non lo farò più.
Bruno Gasperini

Extracomunitari
e casi di stupro
lA seguito dei recenti casi di stupri di donne avvenuti a Milano ad opera di cittadini extracomunitari, il quotidiano «Il Corriere della sera» del giorno 27 agosto riportava su un’intera pagina il disagio e la paura che le donne di quella città vivono quotidianamente. Se rincasano di notte con il taxi pregano l’autista di attendere davanti al portone finchè non sono entrate. Evitano di indossare gonne e minigonne, si coprono le scollature con sciarpe, hanno il terrore di fermarsi con l’automobile ai semafori e quindi devono studiare tutta una serie di accorgimenti per evitare i brutti incontri. Il terrore in città fa cambiare abitudini e stili di vita delle donne del nord che hanno fatto dell’indipendenza una consuetudine. In proposito viene riportata un’intervista alla segretaria generale della Cgil lombarda, femminista storica di Milano e tra le fondatrici del movimento «usciamo dal silenzio» la quale dice che non vengono fatti cortei di protesta per non apparire razziste. Sembra ormai lontano il tempo in cui in quei cortei troneggiava la scritta «l’utero è mio e me lo gestico io». Ora di questa gestione, pare se ne occupino i «nostri fratelli» che sbarcano a migliaia sull’isola di Lampedusa e che vanno ad ingrossare le fila di coloro che infrangono quotidianamente le regole le nostro vivere civile e che costituiscono il 33% della popolazione carceraria italiana. Tutti assistono inerti a questo brutto andazzo che sta distruggendo ogni giorno di più quello che con fatica per 60 anni abbiamo cercato di conservare e cioè: di essere padroni a casa nostra.
Giorgio Beltrame

Poesia: riflessioni
su Garcia Lorca
lSono passati 70 anni dal 1936, dalla fucilazione di Federico Garcia Lorca. Un poeta, un artista che non fu compromesso con misfatti e delitti ma che ebbe il coraggio di chiedere che «l’uomo vestito di bianco» segnalasse i poveri del mondo, le spine della corona della croce. (Poi venne anche la Shoah, su cui oggi si ha il coraggio di dire «ma sì... ma no»!). Per questo, per la sua adesione alla libertà e alla democrazia, per il suo sguardo profetico Garcia Lorca fu fucilato: perché la sua penna fece più danni al fascismo e al franchismo di tutti i fucili messi insieme. Settanta anni fa. Lo hanno ricordato due piccole associazioni del volontariato sociale e culturale l’altra sera, al Knulp. Un grazie, per un poeta che ci ha fatto sognare e per il quale la prof.ssa e poetessa Moretti ci ha dato una nuova ottica di lettura, quella della «disappartenenza», nel senso profondo, esistenziale e con la scelta di alcune poesie stupende. Vale la pena rifletterci ancora oggi, mentre le strumentalizzazioni politiche continuano e troppi silenzi si levano anche se nulla hanno a che fare con la disappartenenza, ma,. forse, più con l’opportunismo e la moda.
Carlo Visentini


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