DALLA PRIMA PAGINA Da tre giorni cè pace, ma è una pace forzata. Il Libano subiva una devastazione capillare, e gli inviti dellOnu a fermare le ostilità non solo non hanno avuto risposta, ma non sono stati nemmeno presi in considerazione. LOnu conta oggi meno che mai. Adesso che partono anche nostri soldati per difendere la pace, i nostri generali dichiarano che il punto debole di queste missioni è proprio legida dellOnu, «garanzia di fallimento, se non di catastrofe». Il comandante in capo della missione non può emanare ordini, prendere decisioni urgenti, deve prima interpellare lOnu e avere il via libera: abbiamo appreso (non lo sapevamo) che ci sono stati dei generali che scoppiavano a piangere per la disperazione, avendo ben chiaro cosa bisognava fare subito e non potendo fare niente. Ma ormai partiamo, così è deciso. Speriamo che i nostri ragazzi in divisa non ne facciano le spese.
Caso Grass. Il grande scrittore tedesco ha confessato in questi giorni che nella seconda guerra mondiale lui ha combattuto da volontario tra le SS. Avrebbe preferito combattere dentro un U-Boot, ma lo hanno messo tra le SS. E aggiunge di non aver mai sparato un colpo. Di recente avevamo saputo che anche Joseph Ratzinger aveva combattuto, esattamente nellartiglieria contraerea, e anche lui senza mai sparare un colpo. Ho sentito uno degli psicanalisti italiani raccontare che il loro presidente Cesare Musatti ha combattuto nella prima guerra mondiale, nellartiglieria, ma anche lui senza mai sparare. Dario Fo, volontario nella Repubblica di Salò, dice che non era tra le squadre combattenti, e che non ha mai ucciso nessuno. Sera arruolato tra i repubblichini, dice, solo «per imboscarsi e salvare la pelle». Ho qui davanti agli occhi il giornale tedesco «Bild» di ieri: in prima pagina cè la fotocopia del documento di registrazione di Guenther Grass allentrata nel campo americano di concentramento, e vedo scritto, a mano, «SS Pz Div Frundsberg»: dunque Grass combatteva in una Panzerdivision, e mi pare strano che la Germania abbia tenuto una Panzerdivision fuori dai combattimenti. Dario Fo sè imboscato in un reparto di repubblichini e, scioltosi quello, è passato in un altro reparto, i paracadutisti di Salò, senza mai sparare neanche qui. Tutti, finita la guerra, sono riapparsi dallaltra parte, a sostenere le ragioni delle vittime. Con furia e passione Guenther Grass, ma con maggior furia e passione Dario Fo. I repubblichini, con la guerra ormai perduta, volevano «morire come lupi», e io non so dire se Dario Fo sia stato un loro perfetto rappresentante o un traditore della loro idea: vedendo però come recita, insulta, schernisce, profana, mi capita a volte di immaginarmelo in orbace, e devo dire che è perfetto.
Grass dice che nel campo di prigionia, con lui, e suo amico nel gioco a dadi, era un soldato mite e dolce, di nome Joseph Ratzinger. Questo accenno pone un problema delicatissimo. Grass era unSS, e le SS erano internate in campi separati, perché ritenute criminali. Come mai Ratzinger era lì? Era finito in un campo di SS? Per errore o giustamente? O Grass era finito in un campo normale? Nel fondo di me, voglio credere a questultima ipotesi. Si discute molto sulla «vergogna»" che Grass ha nascosto per 60 anni, lappartenenza alle SS. E si citano molti altri intellettuali tedeschi, che hanno sempre nascosto il loro passato di SS. Tra questi, il fondatore-direttore del settimanale «Stern», di nome Nannen. Nannen comandava un reparto di SS che operava nel Basso Veronese, e tra le sue vittime rientra anche un mio parente, impiccato a 20 anni. Come intellettuali, scrittori, giornalisti, nella seconda parte della loro vita, non cè niente di condannabile in loro. Come ufficiali tedeschi, nella prima parte della loro vita, la patria ne era orgogliosa. Come si giudicano dunque queste biografie? C'è un dialogo di Platone («Eutifrone») in cui Socrate affronta il tema di che cosè il merito, la virtù, la santità. Si pone un problema: se unazione sia buona perché piace a Dio o piaccia a Dio perché è buona. Se è buona perché piace a Dio, puoi fare tutto ciò che il Dio (patria, Duce, Fuehrer) ti ordina. Se piace a Dio perché è buona, allora il tuo concetto di bontà sta al di sopra di tutto e di tutti. Tutti noi nasciamo e cresciamo col primo concetto: una cosa è buona perché piace alla mamma, ai genitori, agli amici. La formazione morale di tutti gli uomini consiste nel passare dalla prima concezione alla seconda. Ma nessun esercito permette questo passaggio, e nessuna religione: nelle istituzioni chiuse, buono è ciò che ordina il capo o il Dio. I personaggi di cui stiamo parlando (ma su Ratzinger non ne sappiamo abbastanza), nel momento di cui stiamo parlando, erano nella prima concezione: la patria, che gli faceva fare quel che facevano, li ha protetti fin che ha potuto. Oggi la patria è cambiata, e non dovrebbe proteggerli più. Dovremmo sapere tutto di tutti. E allora come mai non sappiamo niente? Il documento compilato a mano che sto osservando («Grass Guenther, Oct. 16 1927 Danzig, SS - Pz - Div - Frundsberg»), perché non è saltato fuori 60 anni fa, 50, 20? Perché quella patria non è cambiata. Il vero problema è questo.
Ferdinando Camon
(fercamon@libero.it)