Nasce al Sincrotrone la nuova mammografia

Dal Cern a Elettra, dalle particelle elementari alla mammografia con luce di sincrotrone. Ovvero le strade imprevedibili della fisica. E' capitato a Giuliana Tromba, che negli anni Ottanta lavorava per la tesi di laurea al Lep (il mega-acceleratore europeo che verrà ora rimpiazzato dall'attesissimo Lhc nell'anello sotterraneo di 27 chilometri a cavallo tra Francia e Svizzera) ma aveva poi virato verso la fisica sanitaria, prima all'Ospedale di Trieste e successivamente al Laboratorio Elettra. Dove è responsabile di quel progetto «Mammografia con raggi X da sincrotrone» avviato in collaborazione tra l'Università, la sezione triestina dell'Istituto nazionale di fisica nucleare e la locale Azienda ospedaliero-universitaria con l'obiettivo di mettere a punto una nuova tecnica di diagnosi precoce del tumore al seno.
Un pool di fisici, ingegneri e radiologi (oltre alla Tromba, vanno citati almeno gli altri due responsabili, Edoardo Castelli e Maria Cova, oltre a Ludovico Dalla Palma, al quale si deve l'idea di partenza del progetto) che dopo anni di silenziose sperimentazioni su campioni in vitro ha finalmente compiuto la scorsa primavera il gran passo: nove pazienti – per la prima volta al mondo – sono state sottoposte a mammografia con i raggi X generati da una macchina di luce di sincrotrone. Un risultato che stranamente ha avuto scarsa eco anche nella nostra città. Eppure i presupposti scientifici e mediatici c'erano tutti. Ma quali sono i vantaggi della radiazione di sincrotrone rispetto alla mammografia tradizionale? «Le caratteristiche dei raggi X prodotti da Elettra – spiega Giuliana Tromba – consentono di ottenere immagini radiologiche decisamente migliori, che si spera siano in grado di evidenziare noduli e lesioni mammarie non rivelabili con altre tecniche. Non solo: questo metodo consente anche di ridurre la dose di radiazione che la paziente riceve durante l'esame». Per poter passare alla sperimentazione clinica è stato allestito – nel grande edificio che racchiude l'anello di Elettra con i suoi 260 metri di circonferenza – un vero e proprio ambulatorio radiologico che consente gli esami sulle pazienti. È in questo ambulatorio che arriva una delle «linee di luce» che trasferiscono all'esterno dell'anello i raggi X generati dalla corsa degli elettroni nell'acceleratore. E ora? Giuliana Tromba è ottimista: «Le indicazioni ricevute dai primi esami appaiono incoraggianti. E dunque proseguiremo sulla base del protocollo messo a punto dal comitato etico per almeno un paio d'anni, durante i quali pensiamo di sottoporre a mammografia un centinaio di donne. Una cosa dev'essere ben chiara: non si tratta di effettuare screening di massa sulla popolazione. Questa tecnica ci può invece aiutare a risolvere quei casi dubbi in cui altrimenti bisognerebbe ricorrere a una biopsia per capire se la lesione al seno è benigna o maligna. E la luce di sincrotrone è assai meno invasiva d'una biopsia».