Portogallo, fantasisti al potere

ROMA I portoghesi sono calciatori strani. Da sempre. Sembrano brasiliani, ma non lo sono. Conoscono l'arte del palleggio, ma non quella dell'affondo. Divertono sì, ma fino a un certo punto: il punto della vittoria a loro sconosciuto. Scolari sta provando a rendere cinica questa nazionale di bravi giocolieri. E il materiale per conquistare una vittoria già sfiorata agli ultimi Europei (giocati in casa) certo non gli manca. Dimenticare Lisbona, e la notte in cui il magic-moment greco tolse loro la gioia del trionfo tanto atteso, è l'imperativo di Figo e compagni. Ma da quel beffardo secondo posto bisognerà anche ripartire: l'Europeo del 2004 può aver segnato la svolta di una nazionale finalmente consapevole dei propri mezzi e favorita da un positivo ricambio generazionale.
Primo interprete di questa nuova sicurezza nei propri mezzi è Felipao Scolari, un vero vincente: «Ancora non riesco a dimenticare la finale persa due estati fa, e a perdonarmi di non aver centrato il successo». Il tecnico ha le idee chiare sugli obiettivi della squadra: «Non arrivare nelle primi otto sarebbe un fallimento, in giro non vedo tante nazionali migliori di noi, a parte Brasile e Argentina». Non fa lo spaccone, Felipao. Va per la sua strada, anche nelle difficoltà, ma sul talento di cui dispone non si può dargli torto: sono poche le squadre a poter schierare insieme gente come Cristiano Ronaldo, Deco, Simao e Figo. Tutti nello stesso reparto, e questo, oltre a fare del Portogallo la patria delle mezze punte e degli esterni d'attacco, è forse anche il limite maggiore della rosa dei lusitani. Uno dei fantastici quattro, infatti, potrebbe essere sacrificato nel 4-2-3-1, schema base di Scolari, mentre come punta centrale ci si dovrebbe affidare al solito Pauleta, miglior cannoniere europeo nelle qualificazioni con 11 gol, ma soggetto ad alti e bassi inquietanti specialmente nei grandi appuntamenti. All'Europeo di casa fu nullo, al Paris Saint Germain, quest'anno, ha segnato con una regolarità impressionante (come ha sempre fatto nel campionato francese), dimostrandosi bomber puntuale, proprio quello di cui la squadra di Scolari avrebbe bisogno. Gli uomini capaci di inventare, in effetti, non mancano, a partire come detto da quel Ronaldo che è la nuova stella del calcio portoghese. Lui molto più di Helder Postiga, attaccante su cui molti allenatori erano disposti a scommettere, ma che resta ancora una promessa non mantenuta. Così l'alternativa più credibile a Pauleta resta ancora Nuno Gomes, che a Firenze nessuno rimpiange. Si può vincere con un attacco così? Nel ruolo di centravanti il Portogallo non ha mai, per fatalità o maleficio, potuto contare su giovanotti all'altezza.
Straordinaria, invece, la qualità in mezzo al campo di Petit e Tiago, mentre molte ombre hanno offerto Maniche e Costinha, che però Scolari, non ha mai allontanato, ritenendoli delle utili alternative. Ricardo Carvalho, probabilmente affiancato da Fernando Meira, rimane il leader indiscusso della difesa, che ha valide alternative sui lati con Miguel, Paulo Ferriera e Nuno Valente, oltre al jolly Caneira.
Unico grande neo, l'attuale generazione di portieri tragicamente modesta: accantonato Victor Baia, il titolare sarà Ricardo, quello dei rigori parati a mani nude e calciati tipo bomber di razza, mentre il secondo, Quim, è una nota dolente.