ARCHIVIO il Piccolo dal 2003

Regione: lavoro interinale troppe promesse mancate

lTempo fa ho letto su questo quotidiano una notizia riguardante le agenzie interinali e la Regione Friuli Venezia Giulia: mi son chiesto come mai la Regione prende ancora gente a tempo determinato, l’anno scorso non ha spedito a casa 300 interinali?
Tra i quali molti di provata esperienza, in quanto lavoravano da molti anni e avevano pure passato i concorsi indetti da essa? Quel che non riesco a capire, perché prendere ancora gente a tempo determinato, quando si hanno le graduatorie dei concorsi: mi sembra una spesa in più.
Riportando le parole dette un anno fa ai 300: «I posti occupati dagli interinali devono essere occupati da coloro che han passato il concorso giusto per legge».
Anche se la realtà non è proprio questa, infatti c’è sempre l’eccezione e non si capisce il perché: infatti, la possibilità per gli idonei di poter accedere anceh ad altre realtà pubbliche esiste solo nelle chiacchiere di qualcuno e basta.
Vorrei aggiungere una sola parola, rivolta a coloro che rappresentano la Regione Friuli Venezia Giulia: vi capisco, dovete fare il vostro mestiere e vi rispetto per questo, ma anche i cittadini devono essere rispettati; soprattutto, non possono essere paragonati a carta straccia, in quanto tutti facciamo parte della stessa società, regione (qui sentendo certe parole mi sovvien un dubbio), perché è la carta straccia che decide di votarvi o meno.
Lettera firmata
Il parco
dell’ex Opp
lPer mestiere e per quasi quarantennale frequentazione quotidiana attorno alla triestinità, non mi stupisco più di nessun tipo di affermazione né segnalazione. Trovo però singolarmente stravagante la lettera di Aura Mendola, eretta da «Il Piccolo» a «Il Caso» nella rubrica del lunedì 10 aprile col titolo «Degrado all’interno dell’ex Opp». Stupefacente stravolgimento di quel che sta accadendo oggi. Per molti anni ho sofferto come altri (e combattuto in tutti i modi) il degrato di San Giovanni, quello vero, devastante e colpevolmente prodotto dell’inerzia storica della Provincia di Trieste proprietaria dell’area. Dal 1975 quando divenne chiaro che l’Opp non sarebbe mai più esistito, e come tale veniva via via abbandonato, la Provincia avrebbe dovuto avviare e gestire un piano di recupero mai preso sul serio da nessuna amministrazione in questi trent’anni. Tornando a Trieste come direttore generale dell’Azienda sanitaria e portando a San Giovanni la sede della direzione dell’Ass ho avviato contatti con Comune, Provincia e Università. Ho ottenuto il loro placet a occuparmi come Ass del Parco e ho avviato un lavoro di recupero. Sono stati tra l’altro portati via in questi mesi quaranta camion di immondizie, calcinacci, sterpaglie e ceppaie. Con buona pace della signora Mendola non è stato abbattuto nessuno degli «esemplari di querce secolari». Non è stato abbattuto nessun albero secolare se non secco al 100%, come nel caso del grande ipocastano a Ovest della casa dominicale nella parte alta del comprensorio, nelle vicinanze della villa Renner (n. 5 soggetti), o di un grande pioppo bianco a Est dell’Istituto tecnico sloveno, seccatosi progressivamente negli ultimi anni (probabilmente per senescenza) e comunque prima dell’inizio dei lavori di sistemazione di un parcheggio nelle vicinanze. Comunque si lavora su un progetto, con l’indicazione dei soggetti arborei da eliminare, redatto da due progettisti con lungo e ricco curriculum, di comprovata professionalità (dott. Vladimir Vremec e perito agrario Lorenzo Favia). Il progetto ha previsto anche l’integrazione dei filari dei viali esistenti con la messa a dimora di nuove alberature ove mancanti, 14 tigli, 8 ippocastani, 3 platani e 1 robinia (tutti già piantati a eccezione della robinia). La direzione lavori, inoltre, ha dovuto valutare attentamente la stabilità dei singoli alberi con più o meno estese fitopatie, in quanto nel parco si muovono giornalmente centinaia di persone, data la presenza di istituti universitari e scolastici, di uffici e strutture dell’Azienda per i Servizi sanitari, per non parlare dei numerosi veicoli che vi transitano. Non si è trattato in nessun caso di uno scempio di alberi secolari, semmai di valorizzazione di un parco storico che sta assumendo progressivamente l’aspetto che aveva in origine prima dell’abbandono. Gli «scoiattoli» e gli altri animali che vivevano qui in rara presenza sussistono. La Bora ha sempre soffiato con scarso rispetto per l’opera dell’uomo e degli spogli rami degli alberi (quasi tutti a foglia caduca) spostando sì bidoni di immondizie oggi (e non ieri perché non c’erano mai stati). Quanto ai «bulbi di rose antiche che costano un occhio» voglia prendere nota gentile lettrice che le rose non hanno bulbo, si chiamano a volte antiche perché inventate almeno centocinquanta anni fa ma non si comprano dagli antiquati ma ovunque per pochi euro e se la gente in questa città non le pianta non è certo per questioni economiche ma di totale assenza di una cultura del giardino che l’attuale sforzo di recupero del parco di San Giovanni dopo trent’anni di degrado vorrebbe partecipare a combattere assieme a molti altri pregiudizi. Se poi la gentile lettrice ama tanto il sottobosco impraticabile e senza qualità alcuna, il vicinissimo Boschetto è in grado di darle tutte le soddisfazioni del caso. Quanto alle immondizie non ce ne sono quasi più nonostante i venti ettari frequentatissimi e giorno per giorno i cittadini possono vedere la progressione di un grande sforzo per ridare dignità a uno dei siti più belli della città. È sotto gli occhi di tutti. Se la nuova Provincia, il nuovo Comune e l’Università ci accompagneranno in questo sforzo il parco dell’ex Opp potrà diventare (e mantenersi poi) in non molto tempo quel luogo bellissimo che già si intravede come tale anche grazie al contributo regionale che ha consentito gli attuali lavori. Il 27 e 28 aprile si svolgerà nella parte alta del comprensorio una mostra-mercato di fiori e oggetti da giardino cui parteciperanno oltre 40 espositori sotto il titolo «Horti tergestini». Sarà un’occasione per i cittadini per rendersi conto dei cambiamenti in atto.
Franco Rotelli

I beni storici
del Lloyd Triestino
lHo letto l’articolo di Giuseppe Palladini riguardante l’archivio dei beni storici e artistici del Lloyd Triestino, ora di proprietà della regione Friuli Venezia Giulia. È sufficiente il sommario elenco dei materiali fatto dal giornalista per comprendere l’importanza del fondo che è attualmente depositato in alcuni magazzini e attende la destinazione definitiva. Forse si può considerare che la sistemazione più ovvia e nello stesso tempo più idonea alla salvaguardia della collezione, non può che essere la sede del civico Museo del Mare. Non si può certo ignorare che l’istituto di via Campo Marzio, che ha festeggiato in questi giorni il centenario della fondazione, oltre alle molteplici attività scientifico-divulgative, conserva, espone, mette a disposizione degli interessati libri, documenti e reperti della storia di Trieste marinara, di cui il Lloyd Triestino è stato ed è un elemento importante. C’è da sperare quindi che la Regione non abbia alcuna intenzione di cercare luoghi ed enti diversi dal Muse del Mare per la conservazione dell’archivio che solo qui troverebbe naturale collocazione e organico completamento con i reperti, riguardanti la compagnia di navigazione, storicamente presenti all’istituto. Ci saranno da risolvere i soliti problemi di spazio, ma questa sarà l’occasione per assegnare al Museo del Mare l’ampliamento che attende da tempo.
Laura Dapretto


  • Articoli correlati - GIORNALI LOCALI GRUPPO ESPRESSO
  • il mattino di Padova

    Senza Titolo

  • il mattino di Padova

    Senza Titolo

  • il mattino di Padova

    Senza Titolo

  • + Altri risultati