Ferroviario, hockey e pattini addio

La dura legge del mercato travolge tutto, anche le migliori tradizioni. La gloriosa pista di pattinaggio del Dopolavoro ferroviario in viale Miramare, culla di intere generazioni di atleti dell'hockey a rotelle e del pattinaggio artistico, deve pagare lo scotto dell'evoluzione dei tempi e dei relativi costi di gestione.
Da domani sarà sostituita con un manto d'erba sintetica, e sulla pista si giocherà a calcetto e a pallavolo. Vanno dunque in soffitta decenni di emozioni, ricordi, memorie di gol e piroette, scudetti, titoli italiani, vittorie a tutti i livelli. «Dobbiamo passare dal costo zero del comodato gratuito a 53 mila euro di locazione l'anno – spiega il presidente del Dopolavoro ferroviario, Claudio Vianello – e per un'associazione come la nostra si tratta di pareggiare i conti. Cambiare è stato doloroso, ma inevitabile».
La reazione dei triestini è come sempre pacata: spiace perché si volta pagina, ma al realismo dei conti non ci si può opporre. «A Trieste campi di calcetto coperti, come sarà quello di viale Miramare, non ce ne sono tanti – commenta Riccardo Giostra – perciò il nuovo impianto vivrà sicuramente una stagione felice. Peccato però – aggiunge con un sorriso amaro – perché attorno a quella pista si sono avvicendati migliaia di sportivi, pronti a sostenere le squadre di hockey della città, come la Triestina e lo stesso Ferroviario, o per ammirare la bravura dei pattinatori dell'artistico. E' un mito che finisce – afferma –. d'altra parte la funzionalità delle cose ha un suo prezzo. Spero solo che l'hockey e il pattinaggio possano risorgere da qualche altra parte».
«Avevo solo otto anni – ricorda Marco Pressel – quando per la prima volta salii sulle ripide gradinate della pista di viale Miramare. Per me si tratta di qualcosa che scompare, anche perché hockey e pattinaggio sono annoverati fra gli sport cosiddetti poveri. L'unica consolazione – prosegue – è che almeno si sostituisce una pista con un campo di calcio e pallavolo. Si resta nel mondo dello sport. Molto peggio sarebbe stato veder realizzare un parcheggio».
«Credo che questa trasformazione andrà bene a tutti – dichiara Fulvio Crevatin – perché il calcetto è uno sport facile, praticato da migliaia di persone, mentre i pattini a rotelle oramai non li indossa quasi più nessuno. Bisogna adeguarsi alla legge dei tempi».
Per Cosimo Palumbo, «il cambiamento rappresenta qualcosa di positivo perché il calcetto costituisce un fattore di richiamo per tanta gente». Propone una visuale più ampia Giuseppe Valle, che risiede in un palazzo a pochi passi dall'impianto di viale Miramare: «I problemi maggiori li avremo noi – evidenzia – perché, quando il nuovo impianto sarà operativo, parcheggiare in zona, impresa già oggi piuttosto complessa, sarà pressoché impossibile. Vorrei richiamare l'attenzione dei nostri pubblici amministratori – prosegue – sullo stato del marciapiede di accesso alla pista, rifatto di recente e che presenta già i primi grossi problemi».
Paola Giammarini evidenzia che «i vecchi appassionati delle rotelle non volevano rinunciare alla loro pista, senza rendersi conto che ormai sono pochissimi i bambini che si avvicinano a queste discipline. E' necessario seguire una certa logica. Oggi è il calcetto a richiamare molto di più. Con questa trasformazione, l'impianto tornerà a nuova vita».
Ugo Salvini