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In regione capilista anche Bossi e Casini

TRIESTE E dopo Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, arrivano Umberto Bossi e Pierferdinando Casini: il centrodestra, in Friuli Venezia Giulia, manda in campo tutti i suoi big. Nessuno escluso.
Mentre la Quercia e la Margherita si affidano all’ex ministro della Sanità Rosy Bindi, la Lega e l’Udc rompono gli indugi e confermano quella che il segretario regionale del Carroccio, Marco Pottino, definisce l’«unica certezza»: i leader maximi dei due partiti, quando il voto del 9 aprile è ormai alle porte, non intendono risparmiarsi. Ma, al contrario, decidono di correre dappertutto e si presentano «anche in Friuli Venezia Giulia come capilista alla Camera».
Nell’era del ritorno al proporzionale, dunque, il centrodestra non fa eccezioni: il premier, il vicepremier, il Senatùr e il presidente della Camera sono pronti a sfidare gli avversari ma anche a sfidarsi, sulle schede e nelle piazze, da Aosta a Catania. Da Trieste a Napoli.
Il centrosinistra è avvertito. Ma Quercia e Margherita, dopo aver deciso di affidare a Romano Prodi «solo» 14 circoscrizioni, non si fanno intimorire. Anzi, promuovono a pieni voti Rosy Bindi: l’unica donna che, a meno di sorprese, guiderà una lista del Friuli Venezia Giulia alla Camera. Rifondazione, a sua volta, schiera Fausto Bertinotti.
I giochi sono pressoché chiusi, ma solo nei grandi partiti, solo per i capilista (tutti rigorosamente «forestieri»), e solo a Montecitorio. Già a Palazzo Madama la musica cambia: Rifondazione è l’unica a non avere dubbi, avendo già scelto Lidia Menapace, An, Forza Italia e Margherita danno «in pole» gli uscenti Giovanni Collino, Roberto Antonione e Willer Bordon, ma gli altri navigano ancora a vista. In casa dell’Udc, a dire il vero, circola una suggestiva ipotesi: «Al Senato potremmo schierare in tutte le circoscrizioni Marco Follini...».
Ma è fuori dai capilista che l’insicurezza domina, sovrana. Troppi gli uscenti, tanti gli aspiranti. Decisamente pochi i posti «sicuri», e per di più a rischio d’essere soffiati da «candidati nazionali calati dall’alto». E così, mentre i pretendenti di ogni partito si agitano e talvolta si combattono, c’è chi ostenta una filosofica pazienza: «Sappiamo solo che Bossi correrà anche in Friuli Venezia Giulia. Sulle altre candidature non abbiamo nemmeno iniziato la discussione. Ne parlereremo dopo lo scioglimento delle Camere - afferma il leghista Pottino - e non qui, ma a Milano...».
Inutile agitarsi. È il proporzionale, con le sue regole.
r.g.