E in ricordo di Endrigo Enrico Ruggeri a Trieste canta «Canzone per te»

TRIESTE Enrico Ruggeri ha inserito una sorpresa nel suo recital di ieri sera al Politeama Rossetti di Trieste. Ha reso omaggio a un poeta della canzone italiana particolarmente caro al nostro pubblico, il compianto Sergio Endrigo, di cui ha proposto uno dei brani più belli, «Canzone per te», che impose al Festival di Sanremo il cantautore di Pola morto nel settembre scorso.
Ruggeri è tornato per l'ennesima volta al Rossetti, dove - dice scherzando - «ormai ho l'appendiabiti personale». «Trieste - aggiunge - mi piace molto perché sono un grande fan di Italo Svevo, attraverso i cui romanzi ho imparato a conoscerla: una volta sono partito proprio da qui per andare in treno a Mosca e mentre aspettavo sui binari della stazione, mi sembrava di essere uno dei suoi personaggi. Di Trieste mi piace molto quest'aria cosmopolita, mitteleuropea. È una città nella quale torno sempre volentieri». E a Trieste Ruggeri può contare su uno zoccolo duro di fan: mai folle oceaniche da stadio ai suoi concerti, ma un pubblico attento - ieri sera circa 700 spettatori - variegato di giovani e di quarantenni da sempre affezionati alla sua crescita che, dagli esordi punk – mai rinnegati, anzi, rinverditi con il recente omonimo album di cover e remake dell'epoca – con i Decibel lo ha portato a essere uno dei maggiori cantautori italiani.
Pelata e pizzo canuto Enrico propone in questo tour i brani del suo nuovo album «Amore e guerra», che lo riporta a livelli di creatività alti anche grazie agli arrangiamenti e le partiture d'archi di Andrea Mirò che esaltano i brani. Il neoconduttore tv de «Il bivio» ha la parlantina facile, e il suo eloquio scorre via come le canzoni, sempre di grande intensità e introspezione.
Impeccabile in abito grigio - ma alla fine rimane in camicia – esprime come a ogni esibizione grande mimica e abbina gestualità didascalica ai testi. In scaletta grande spazio al nuovo cd, poche concessioni a brani storici, preferendo piuttosto molti episodi del vecchio repertorio usualmente non eseguiti. Con lui, sul palco il fido Luigi Schiamone chitarra, Marco «Nano» Orsi batteria, Davide «Billa» Brambilla che si divide tra tromba e tastiere, Pino «Manipulite» Di Pietro tastiere e Marco Mangelli basso.
Si parte con l'elogio al numero 10, che ispira da sempre l'interista Enrico, «Il fantasista», per proseguire con «Trans», «Il romantico aviatore» e un angolo acustico con «Piccole persone» e «La vie en rouge». La cavalcata prosegue con «Tu stanotte sarai mia», «Fantasmi di città», «L'uomo dei traslochi» e «Quando sogno non ho età», che chiude il primo tempo.
Si riprende con «Eroi solitari», quindi con il nuovo singolo «Perduto amore», «Speranza» dall'album «Oggetti smarriti», «I dubbi dell'amore» e l'attesissima «Il portiere di notte». Il viaggio riprende con «Ulisse», «Paisà» - sonorità folk e fisarmonica - fino alla sanremese «Primavera a Sarajevo», per chiudere con «Il concerto».
A questo punto i bis, in un crescendo rossiniano con «Quello che le donne non dicono», uno dei brani più attesi, accolto da un boato, la trascinante «Trash» con il pubblico in piedi a cantare a squarciagola e, dall'ultimo cd, «L'americano medio», che tratteggia un identikit poco edificante ma lucido del popolo Usa («loro hanno paura di tutto, io ho paura di loro»). Applausi strameritati, mentre Enrico, assediato dai fan sotto il palco, dispensa inchini assieme allaband.
Gianfranco Terzoli