02 novembre 2005 —
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sezione: Attualità
TRIESTE Tra questa mattina e domani la partenza in aereo della spedizione triestina nella Grande Mela sarà completata. Sono ben 70 le persone provenienti dal capoluogo del Friuli Venezia Giulia che domenica 6 prenderanno il via nella Maratona più famosa e affollata del mondo, quella di New York. Una percentuale di tutto rispetto su un gruppo regionale di 165 persone, fra cui, in parecchi, si limiteranno al ruolo di spettatori. Il progetto di Trieste@NewYorkCityMarathon2005, nato poco meno di un anno fa, ha centrato il suo obiettivo.
Nella comitiva di «eroi» triestini protagonisti della trasferta, c'è anche chi ha incastrato il proprio matrimonio, affinché questo non combaciasse con le date del viaggio verso il continente americano. È il caso di
Caterina Busato, dal 3 settembre scorso moglie di Emanuele Rotti, con il quale, a New York, vivrà la seconda parte del proprio viaggio di nozze: «Dopo la cerimonia - spiega Caterina - siamo partiti per il Kenya per due settimane. Ora, ci fermeremo per altri 14 giorni a New York. È stata un'idea nata per caso: in pratica, abbiamo deciso prima di partecipare e, poi, la data del matrimonio». Entrambi saranno alla partenza dal ponte di Verrazzano: «Assieme abbiamo già affrontato la 42 chilometri di Firenze. Spero di concludere attorno alle quattro ore totali».
Si è innamorato della maratona solo a cinquant'anni ma, la sua, sarà già la seconda presenza in America. Per
Paolo Tommasi, detto «Il Capitano» dagli amici, tutto è iniziato «guardando la televisione e vedendo il mio quasi coetaneo e cantante Gianni Morandi partecipare a varie maratone, mi sono detto: perché non posso farlo anch'io?», racconta Tommasi. «E allora sono passato dalle "birrette" a correrne quattro in un solo anno, nel 2001 (a Firenze, Trieste, New York e Milano, ndr)». Il bello è che «le ho concluse tutte - continua il brizzolato componente dello staff locale di «Obiettivo Maratona» -, centrando proprio negli Stati Uniti il mio miglior tempo con 3 ore e 30 minuti. Sicuramente la mia attività sportiva precedente, a cui vanno aggiunte anche alcune corse sui 10 km. e delle mezze maratone, mi ha aiutato». Il 2001 è stato un anno diverso per New York, la cui maratona si è corsa a due mesi dai tragici attentati dell'11 settembre: «Noi partecipanti - ricorda - siamo stati accolti in maniera festosa, la città è praticamente rinata quel giorno». Quattro anni dopo, Tommasi ritorna negli States con un traguardo speciale: «Voglio portare all'arrivo Patrizia, la mia compagna, con un buon tempo. Pensate che - conclude sorridendo - nel gennaio scorso, a malapena sapeva cosa fossero delle scarpe da ginnastica, oggi posso dire che concluderà sicuramente la maratona».
Ma quale dev'essere la caratteristica fondamentale per un bravo maratoneta? «Senza dubbio la costanza. Bisogna essere capaci di non forzare mai l'andatura»: la spiegazione è firmata
Alessandro Naimi, un grande appassionato delle gare sulle lunghe distanze, cui si dedica da qualche anno. «L'obiettivo personale per New York - dice ancora Alessandro - è quello di ritoccare il mio miglior tempo di dieci minuti, passando a 3 ore e 20 minuti, un progresso non da poco». Per arrivare a questa meta, Naimi si è allenato in maniera specifica: «La preparazione è stata suddivisa in dodici settimane di allenamento, in cui mi sono servito di specifiche tabelle: per ognuna delle prime nove, le sedute previste erano tre, a cui doveva essere aggiunta una gara domenicale su distanze fra i 28 e i 36 chilometri. Le ultime tre, invece, sono state dedicate al cosiddetto lavoro di scarico». Non solo, però, perché un'atleta che si rispetti è chiamato a osservare anche un certo tipo di alimentazione, una dieta particolare che troppo spesso viene sottovalutata: «Negli ultimi sette giorni, prima dell'evento agonistico, è bene nutrirsi con proteine e fibre per la prima metà, poi con carboidrati. Inoltre - aggiunge Naimi ridacchiando -, da un mese non bevo nulla di alcolico». La Maratona di New York richiede anche sacrificio.
C'è anche chi, nelle zone di Manhattan, c'era già stata la scorsa primavera, in occasione di un matrimonio, e altre tre volte gli anni scorsi. Per
Anna Patricia Thomas, questo è il quinto viaggio nella città che ospita la sede delle Nazioni Unite. Nata a Singapore, la signora è sempre stata abituata a girare il mondo: «Pensi che ho conosciuto mio marito - ci ha raccontato - su un aereo mentre mi stavo recando all'estero per studio e lui faceva la stessa cosa per motivi di lavoro». Da 25 anni vive a Trieste e, da 9, ha iniziato a correre: «Mi auguro di concludere le mie fatiche americane sotto le quattro ore, ma non sarà facile. Il percorso - analizza Anna Patricia - passa attraverso cinque ponti che costringono ad alcuni tratti impegnativi, così come gli ultimi cinque chilometri di gara sono tutti in leggera salita. Poi, c'è anche la possibile presenza del vento».
Matteo Unterweger