«Rovinano il calcio le polemiche e non certo i direttori di gara»

IL PERSONAGGIO Paolo Toselli, della sezione di Cormòns, è stato uno dei grandi arbitri italiani degli anni Settanta, dirigendo anche gare internazionali e grandi match di serie A fino al 1975.
Ma questo cappello introduttivo servirà probabilmente solo ai più giovani, perché per gli altri basta il nome. Quello di un grande arbitro e di un motivo d'orgoglio per i nostri sportivi.
Ora però, smessa la giacchetta nera (ai suoi tempi gli sponsor non avevano ancora imposto discutibili tenute colorate), Toselli preferisce guardare meno al passato ed analizzare, con occhio critico ed attento, il presente.
Il suo recente passato da commissario speciale, per esempio, gli ha permesso di continuare a seguire da molto vicino il mondo arbitrale: «Si, fino a circa tre anni fa ho fatto il commissario speciale per la A e la B – spiega Toselli -, ed ho seguito tutti i grandi arbitri che si sono alternati negli ultimi anni».
Quale il cambiamento più netto rispetto ai suoi tempi? «La classe arbitrale non è cambiata affatto in fondo. A cambiare è stato invece lo status dei direttori di gara: si è passati dal dilettantismo al professionismo. Se lo avessi saputo – scherza poi Toselli -, avrei incominciato anch'io qualche anno dopo!».
Come osservatore, Toselli ha avuto modo di seguire anche l'ascesa di un suo possibile erede: «Adesso arbitra in serie C1 un nostro ragazzo molto promettente. Si chiama Burdin, è un arbitro valido, giovane e capace.
Potrebbe farcela ad emergere, anche se in queste cose si deve sempre usare il condizionale, perché ci sono molte variabili in gioco».
Altro punto che l'esperienza porta a paragonare con il passato è quello delle pressioni dei media sugli arbitri.
E su questo Toselli proprio non ha dubbi: «Le proteste e le polemiche sono sempre esistite, certo, ma ai miei tempi non c'era nulla di simile a quello che avviene oggi.
Ormai gli arbitri sono gli unici colpevoli delle disgrazie delle squadre. Sono dei paravento, usati per nascondere le mancanze delle squadre stesse: se un giocatore sbaglia un rigore è tutto normale, se invece un arbitro sbaglia una decisione è subito complotto».
Tutta colpa della televisione e delle sue esasperazioni? «La televisione – continua Toselli – è un mezzo straordinario, che permette a tutti di vedere le partite. Certo, seguirle dal vivo è altra cosa, ma penso che la tv sia un mezzo positivo ed indispensabile, oggi.
Il problema è che ormai se ne fa uso solamente in chiave di critica e polemica, in un clima da vera e propria caccia alle streghe». Il male del calcio, dunque, sono le polemiche.
Ma Toselli non si nasconde, e non nega qualche mancanza della classe arbitrale: «Ovviamente esiste una scala di valori. Collina è uno solo, poi ci sono altri arbitri bravi e meno bravi. Questo significa che non tutti sono sufficientemente preparati. Ma ripeto, l'errore è dare tutta la colpa solo agli arbitri».
La chiusura spetta al futuro. E Toselli non sembra d'accordo con i nostalgici del calcio che fu: «Il calcio in fondo è sempre quello. Cambiano tante cose, ci sono mille innovazioni, alcune intelligenti altre meno. Ma la gente lo ama sempre, il gioco è sempre quello. Il gioco più bello del mondo».
m.b.