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Il porto in crescita erode traffici a Venezia

di Matteo Contessa

La Provincia di Trieste ha aderito ufficialmente all’Agenzia imprenditoriale operatori marittimi, l’associazione che si occupa dello sviluppo dei traffici, delle potenzialità portuali e della logistica e che funge anche da centro studi sulle tematiche attinenti la portualità. La notizia è stata data ieri dal vicepresidente della Provincia, Massimo Greco, insieme ad Armando Costa e Danilo Stevanato dell’Aiom.
Palazzo Galatti è il primo ente pubblico di primo livello ad aderire all’agenzia con lo scopo, usando le parole di Greco, «di partecipare con consapevolezza ai processi decisionali e cognitivi nei settori (in questo caso il trasporto marittimo, ndr) d’interesse pubblico, diritto-dovere di una pubblica amministrazione». Tradotto, vuol dire avere attraverso l’Aiom un quadro sempre dettagliato e in tempo reale sull’attività dello scalo marittimo cittadino; utilizzare l’agenzia come «longa manus» per partecipare alle scelte strategiche; utilizzarla anche per attività di consulenza e studio sulla portualità; fare della Provincia, sempre attraverso l’Aiom, una sorta di forum permanente propositivo e di confronto per gli operatori del settore.
È un ulteriore tassello per il rilancio del porto triestino, che sta risalendo ancora la china dopo l’anno nero 2003. «Il trend di crescita permane, i dati di giugno ci dicono che l’attività complessiva ha avuto un incremento del 5% rispetto all’anno scorso», ha anticipato il segretario generale dell’Autorità portuale Antonio Gurrieri, presente all’incontro di ieri insieme al direttore dell’associazione spedizionieri Ampelio Zanzottera e a quello dell’associazione agenti marittimi, Luciano Favretto.
Una crescita reale, certificata da elementi indicatori che confermano uno sviluppo potenziale ancora più ampio. Il primo di questi indicatori dice che nel traffico di contenitori Trieste sta crescendo da sola, a scapito di Venezia, e in coppia con Capodistria a spese del mini sistema Venezia-Ravenna, che invece è in flessione.
Nell’Adriatico del nord, insomma, i traffici si stanno spostando dal versante occidentale a quello orientale. Uno spostamento tendenziale e non sporadico: il porto di Venezia, scalo di riferimento del Nordest italiano, è penalizzato dalla contrazione del sistema produttivo nazionale. La sponda orientale invece, punto di riferimento dei mercati del centro-est europeo, risente positivamente della fase di espansione economica di queste aree.
Un altro indicatore lo dimostra: mentre fino a qualche tempo fa le portacontainer in arrivo dall’Estremo Oriente attraccavano a Venezia e da lì i contenitori venivano trasbordati su navi più piccole per arrivare fin qui, adesso il processo si è invertito, le navi «madri» dall’Oriente arrivano a Trieste e da qui le merci prendono la via della laguna veneta su feeder di dimensioni più ridotte. Per conferma, basta andare al Molo VII e dare uno sguardo: al posto delle portacontainer da 2.500-3.000 teus di qualche mese fa, adesso ci sono quelle da 5.000-5.500 contenitori. Questo aumento di volumi di traffico porta poi, con un effetto domino, la necessità di potenziare e migliorare i trasporti. Anche perchè, ed ecco un ulteriore indicatore, l’apertura della linea ferroviaria Trieste-Budapest e il recupero delle relazioni con l’area padana hanno ampliato il bacino di raccolta dello scalo giuliano ed occorre un sistema di comunicazioni efficace.
Ma questo è uno dei punti deboli che ancora frenano Trieste, il costo del trasporto ferroviario dal nostro scalo è assolutamente fuori mercato. Le Ferrovie dello Stato non sono molto sensibili, al riguardo. E allora, al fianco di enti e operatori locali, che continuano a trattare con l’azienda per migliorare il servizio, si è mossa la Provincia, che ha inviato al Ministro dei trasporti, Lunardi, e ai vertici di Rfi e Trenitalia una lettera dai toni decisi nei quali si lamenta il trattamento penalizzante subito dal porto di Trieste e si auspicano correttivi efficaci e rapidi.

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