16 maggio 2005 —
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sezione:
Nazionale
IL CASO
TRIESTE Ammainare la bandiera dellEccellenza e scoprire sulla propria pelle che si è chiuso un ciclo. Quello del San Luigi «seconda realtà calcistica triestina», una frase forse abusata. Nella realtà genuina di via Felluga questanno qualcosa è cambiato: il valzer continuo sulla panchina, un tempo regno incontrastato prima di Carlo Milocco e poi di Ruggero Calò, lo sta a dimostrare. Tre allenatori per una stagione, roba da squadra professionistica, che, manco farlo apposta, hanno racimolato una sola vittoria a testa. Prima il debutto di Giusy Mendella, con cui parte del gruppo non aveva rapporti proprio idilliaci; poi il ritorno di Calò, scaricato intempestivamente prima dello scontro-verità contro il Pozzuolo; infine Davor Vitulich, che con la retrocessione sul campo si è probabilmente giocato il posto. Esoneri che non hanno portato a nulla, lasciando solo amarezze e interrogativi: le scelte di Mendella forse non erano proprio così sbagliate, mentre Calò non poteva rappresentare il «salvatore della patria». Un figliol prodigo cacciato per aver detto, forse in maniera troppo cruda, gli errori commessi dalla società. Perdere la categoria rappresenta uno choc per il presidente Ezio Peruzzo, costretto a fare i conti con gli errori di una stagione fallimentare.Alle prese con una retrocessione arrivata dopo aver annusato, solo un anno fa, il profumo della serie D.
E spietato il calcio, ma tutto ha una sua logica. Sono stati troppi i giocatori persi per strada e non rimpiazzati adeguatamente: in difesa Stefani, passato al Muggia, linfortunato Scher e Pocecco, che ha lasciato il calcio. Eppure il reparto arretrato non ha fatto così male: più che alle reti incassate, bisogna guardare il bottino dei gol segnati. E qui che il piatto piange, ma non bisogna gettare la croce addosso a «Giuly» Cermelj. Il bomber diventato triste, destinato a cambiare aria assieme ad altri compagni di squadra. Allattacco spuntato è mancato anche lexploit dei centrocampisti goleador come Leone e La Fata: il primo allontanatosi per motivi di studio, laltro in rotta con la società e pronto, pur di svincolarsi, a restare fermo un anno. Non è stato lunico a rompere con il San Luigi: anche Tamburini, arrivato a novembre, ha lasciato a febbraio il gruppo affidato in quel momento a Calò. Una sommatoria di defezioni che i giovani del vivaio, seppur bravi, non potevano sopperire. Il campionato regionale juniores non vale lEccellenza e il San Luigi, fresco del successo nazionale con gli under, forse è rimasto condizionato mentalmente da quello scudetto tricolore. Un risultato nazionale che il San Luigi, dopo la conquista del titolo regionale juniores, cercherà di ripetere proprio per cancellare la retrocessione e puntare sul vivaio.
Il campionato di Promozione può essere affrontata seguendo il modello San Sergio che si affida a un manipolo di «lupetti» e a qualche vecchio marpione. Ricominciare dai giovani non è un dramma, basta non commettere errori.
Pietro Comelli