Se prima erano confini caldi, dopo la dissoluzione della Jugoslavia sono diventati incandescenti. La borderline che separa lItalia dalla Slovenia nella provincia di Trieste è diventata unosservata speciale. Perchè qui è il punto previlegiato per fare passare di tutto. Larea balcanica è diventata lo snodo dellasse Europa-Medio Oriente, un grande buco nero che tutto inghiotte e da cui tutto esce: droga, armi, merci di contrabbando. E nelle corsie di questo immenso e semisommerso discount del crimine non possono mancare le automobili rubate, che dallEuropa ricca vengono riciclate sui mercati balcanici. Negli ultimi anni le inchieste condotte dalla magistratura e dalle forze dellordine di Trieste in questo campo sono state molteplici, così come le operazioni che hanno portato a scoprire e in qualche caso a sgominare bande che si occupavano di questo traffico.
Nel novembre del 2001 in un blitz a Torino, dovera arrivata unindagine partita da Trieste, un ispettore della Polstrada di stanza a Roiano, lallora trentaseienne Massimo Miani, venne ferito alladdome nel corso di una sparatoria con un boss di una banda criminale bosniaca che stava braccando da tempo, nel cantiere di un palazzo in costruzione. Fu salvato da un intervento chirurgico durgenza. Due anni dopo, nel Vicentino, nuovamente Miani prese parte a unoperazione dove si sparò. E sempre lobiettivo erano balcanici che rubavano soprattutto auto, ma non solo, da portare poi oltreconfine passando da Trieste.
Mercedes, Bmw, Volvo, Audi, Ferrari e altre auto di lusso: restano queste le auto che spariscono dai garage, dai parcheggi e dalle strade soprattutto della Lombardia, del Piemonte, del Veneto e dellEmilia Romagna per essere poi dirottate oltreconfine passando per lestremo lembo orientale dItalia. Vittime dei furti, persone possidenti e in qualche caso anche personaggi noti: fra le auto intercettate a Trieste prima di passare i confini, qualche anno fa, venne scoperta quella di grossa cilindrata rubata a Roberto Donadoni, ex calciatore del Milan e della Nazionale e oggi allenatore del Livorno. Nel 1998 era toccato invece a un altro calciatore, lo juventino Daniel Fonseca. La sua Mercedes venne ritrovata a Trieste.
Spesso le vetture dopo i furti vengono «taroccate» per passare indenni anche i controlli delle forze dellordine. Nel novembre del 1999, ad esempio, la Polstrada triestina riuscì ad annullare unorganizzazione criminale in odore di mafia corleonese che aveva impiantato a Rozzano, alle porte di Milano, una sorta di ufficio immatricolazioni per «ripulire» le supercar rubate in zona. Una stamperia sofisticata e ultramoderna dove venivano realizzati targhe e documenti falsi per centinaia di automobili appena sottratte ai proprietari. Lorganizzazione aveva scelto naturalmente Trieste come punto di esportazione delle auto, attraverso i confini di Rabuiese, Pese, Fernetti.
Appena un mese prima, al termine di uninchiesta condotta dal gip triestino Raffaele Morvay e operata dalla polizia stradale, era stata scoperta e sgominata unaltra banda analoga, conclusa con otto arresti. La metodologia sempre la stessa: auto di lusso rubate nel nord Italia, ma anche in Puglia e in Campania e poi spedite nei Paesi dellEst, attraverso i nostri confini, per essere rivendute in Romania, Bulgaria, Bosnia, Serbia, ma anche in Slovacchia e Repubblica Ceca. Almeno 400 vetture erano invece state rubate ed esportate dallorganizzazione internazionale gestita a Bihac, la città bosniaca più vicina a Trieste, da Luigi Mancuso, mafioso catanese latitante anche lui. Mercedes, Bmw, Toyota, Audi e Ford sparivano dalla Brianza e venivano consegnate agli «importatori» balcanici tra Portorose e Zagabria. La banda venne azzerata dallInterpol con la cattura di tre pericolosi latitanti mafiosi che gestivano il traffico.
Tracce molteplici di mafia in queste operazioni. Perchè le supercar non sempre sono merce semplicemente da rivendere, il forte sospetto è che servano anche come merce di scambio fra bande malavitose di paesi diversi per barattere armi e droga.
ma. co.