Scaramuzza «nella città dei matti»

TRIESTE «C'era una volta la città dei matti», opera della regista triestina Alessandra Scaramuzza, rappresenterà la provincia, nella sezione documentari, nell'ambito del Niff, il Festival del Cinema Indipendente on-line, in programma dal 1.o al 30 marzo. Promosso da Cinecittà in collaborazione con il Comune di Roma, la Casa del Cinema, la Lazio Film Commission e il Corriere della Sera on-line, il festival, giunto alla sua seconda edizione, porta alla ribalta on-line una sessantina di opere suddivise in tre sezioni: cortometraggi, lungometraggi e documentari.
La valutazione delle opere è affidata alla giuria esclusivamente popolare che potrà visionare e quindi votare le opere tramite una scheda elettronica legata al sito www.niff.it. Per certi versi virtuale anche il premio per i vincitori, costituito dalla distribuzione on-line della opera per un anno.
Il festival, che si presenta ufficialmente oggi nella sede della casa del Cinema di Roma, annovera nomi eccellenti della produzione non solo nazionale, a cominciare dal regista Folco Quilici, in lizza nella sezione documentari: «Sono estremamente stimolata anche per l'importanza degli artisti presenti», ha subito sottolineato la regista triestina Alessandra Scaramuzza, reduce dalle fatiche in campo teatrale con l'opera «Happiness, how much does it cost?», monologo tragicomico scritto con l'attore canadese Daniel Vivian e andato in e andato in scena a Londra, al Etcetera Theatre nel gennaio di questo anno.
Il Niff ha puntato su «C'era una volta la città dei matti», opera prodotta dalla EsseAelle diffusa nel 2002, in cinque puntate, dalla rete regionale Rai. Incentrata sugli sviluppi della legge 180 il lavoro di Alessandra Scaramuzza racconta le trame umane, etiche ma anche legislative legate alla Riforma Basaglia in campo psichiatrico. Una ricerca che si avvale di una sorta di protagonista di eccezione, lo psichiatra Giuseppe Dell'Acqua, Direttore del Dipartimento di Salute mentale di Trieste e stretto collaboratore di Franco Basaglia all'epoca dei prodromi della legge 180. Dell'Acqua, inventato dalla Scaramuzza quale conduttore, traduce la forza narrativa voluta dalla regista dando rilievo ai ricordi, testimoni e cronache, tra pochi rimpianti e nessuna illusione: «È stata una opera concepita per un pubblico non triestino – ha aggiunto Alessandra Scaramuzza – a Trieste la realtà della riforma psichiatrica, bene o male, è stata vissuta. Andava trasmessa anche oltre i nostri confini, soprattutto nei confronti dei giovani. Anzi spero proprio siano i più giovani, quelli che magari fruiscono maggiormente dello strumento comunicativo di internet, ad apprezzare il tema attraverso il festival on-line del Niff». Il documentario attende ora seguito (e voti) on-line ma la regista scruta già l'orizzonte dei prossimi impegni: «Una regia in campo lirico è quanto amo e mi prefiggo – ha concluso – e qualcosa dovrebbe maturare per il festival di S. Pietroburgo».
Francesco Cardella