Teorico del tradimento d'amore

DALLA PRIMACarotenuto resta la più prestigiosa e discussa figura di analista italiano della generazione successiva a quella dei quattro pionieri: Musatti, Servadio e Perrotti per parte freudiana e Bernhard per parte junghiana. Tradotto anche in Giappone e Russia, presente in molte testate giornalistiche, provocato da Bettelheim, divulgatore divulgato, è stato un personaggio creativo ed esuberante che è riuscito, non senza invidie, a imporre anche all'università lo stile conversational, appassionato e seducente dei dibattiti nelle librerie romane ai tempi in cui Paese Sera, Mondo Operaio e il Nuovo Olimpia facevano la cultura dei ragazzi romani.
Tra i suoi meriti, quello di aver mandato a gambe all'aria il sussiego analitico dei maestrini dell'inconscio, traducendo il silenzio in dialogo e la neutralità in dialogo appassionato e pungente. I pazienti piangono sempre l'analista scomparso, ma nel caso di Carotenuto, accanto a loro ci sono i giovani psicologi, i suoi lettori, e forse anche i redattori giornalistici e televisivi che potevano sempre contare su un suo commento veloce e chiaro sulla psicologia dell'attualità, a volte buttato giù al telefono nella pausa tra un paziente e l'altro.
Uno dei ricordi più cari dei miei venti anni è legato a Carotenuto. Ero un grumo di contraddizioni, speranze ed entusiasmi che nessun adulto era in grado di sciogliere e nemmeno di vedere. Soffrivo di asma, crisi epilettiche e fantasie schizoidi. Avevo fatto una sola seduta (utile ma carissima) con la vedova di un maestro junghiano e poi stop per mancanza di soldi. Un giorno d'estate al Bar Tabacchi di una spiaggia romana vidi un rappresentante pieno di energia che convinceva l'esercente a tenere esposta accanto ai quotidiani e ai giornaletti una specie di libro con un elefante in copertina. Era il primo numero della Rivista di Psicologia Analitica.
Solo a leggere quegli articoli, il naso mi si sturava, gli occhi non bruciavano più e le fantasie schizoidi arretravano. Pur di avere un minimo contatto con quel mondo, telefonai al direttore con la voce impostata da basso e gli chiesi un'intervista. Tacqui che scrivevo per Ciao 2001, un giornalino di musica rock. Quando il direttore mi aprì la porta di casa sua scoprii che l'uomo del Bar Tabacchi era Carotenuto. Quando uscii di casa tenevo in tasca l'offerta di entrare in analisi con lui. L'avrei potuto pagare con comodo nei prossimi anni. Quella prima analisi non bastò a spurgare il nero del mio transfert. Ma mi mise in grado di pagare le altre analisi che seguirono fino a quella didattica. Non sono nemmeno sicuro di aver onorato del tutto il debito perché ogni volta che gliene parlavo, Carotenuto diceva che non c'era fretta. L'ha detto per trent'anni e questa notte è morto. Vorrei saldare quel debito con una domanda: Carotenuto lascia in casa sua la più grande biblioteca psicoanalitica d'Europa. È possibile che qualcuno la salvi, come Benetton ha fatto con quella di Fernanda Pivano, prima che sia troppo tardi?
Ottavio Rosati
psicanalista e
psicodrammatista