Cade aereo da turismo, morti tre triestini

Un piccolo aereo da turismo di Gorizia, un Partenavia P66, il 16 aprile sparisce dagli schermi radar mentre sorvola la zona del monte Grappa, al confine tra le province di Vicenza e Treviso. Risultano dispersi tre triestini che erano a bordo del velivolo di proprietà dell'Aeroclub giuliano. Sono Ferruccio Pinzani, 76 anni, pilota esperto; Davide Loffredo, 28 anni, laureando in economia e commercio, e Andrea Brecelli, 35 anni. In quel momento nella zona imperversava un violento temporale, con forti raffiche di vento e, in quota più alta, anche bufere di neve.
L'aereo è decollato alle 18.21 dall'aeroporto di San Girolamo di Bolzano ed era atteso allo scalo goriziano verso le 19.45. «Aiutatemi, non vedo niente, non vedo niente». Queste le ultime, disperate parole pronunciate da Pinzani via radio qualche minuto dopo le 19 e udite dalla torre di controllo dell'aeroporto Istrana di Treviso. Il may-day è stato captato anche dai controllori di volo dell'aeroporto di Ronchi dei Legionari. Dopo l'allarme di Pinzani l'aereo è sparito dagli schermi radar. In pochi minuti sono stati organizzati i soccorsi; nella zona del monte Grappa si sono mobilitati i vigili del fuoco e le squadre del soccorso alpino di Bassano del Grappa. Il centro abitato più vicino al luogo dell'ultimo rilevamento dell'aereo goriziano è Borso di Grappa, ma raggiungerlo per i mezzi di soccorso è stata davvero un'impresa difficile.
Il giorno 20 vengono ritrovati i corpi dei tre triestini e i resti dell'aereo. «Non era posto da tentare un atterraggio». Francesco Ferrari Agradi, il capitano alla guida dell'elicottero AB-212 dell'aeronautica militare da cui è stato avvistato il relitto del «P66», non crede che Francesco Pinzani abbia avuto il tempo di tentare un atterraggio di fortuna. I resti dell'aereo sono in mezzo agli alberi. Il capitano rivive le fasi del ritrovamento: l'aereo è stato avvistato dall'alto, afferma, «e la zona era ricoperta da neve e da una vegetazione di pini e abeti alti. Si vedeva poco. Ma il capitano Fabio Avella ha visto una macchia azzurra e quindi abbiamo virato sul punto in cui si scorgeva una parte del relitto». Mentre il pilota manteneva l'elicottero in overing, il volo stazionario, a un'altezza di 15-18 metri sopra le cime degli alberi, Donato Barletta, un altro membro dell'equipaggio, è stato calato a terra con un verricello azionato da un altro tecnico di bordo. «Da come Barletta ci ha descritto i corpi - conclude Ferrari Agradi - riteniamo che la morte sia stata istantanea, anche se nessuno di noi è medico».