Spegnere le luminarie come omaggio alle vittime

LETTERESe fossi un poeta scriverei una poesia di amore per alleviare la disperazione delle donne indiane e di tutti coloro che nell'ecatombe asiatica hanno perso i loro bambini. Se fossi un politico proporrei al Parlamento il lutto nazionale in segno di rispetto dei popoli del Sudest asiatico che ci hanno donato il paradiso terrestre e che oggi sono nell'inferno; se fossi un amministratore convocherei il Consiglio in seduta straordinaria il 31 dicembre per onorare i morti di tutte le nazioni per l'immane tragedia naturale che ha colpito l'umanità. Se fossi sindaco emetterei un'ordinanza affinché vengano spente le luminarie in segno di rispetto e di vicinanza verso quei popoli e i cittadini bengalesi e thailandesi che vivono nella nostra città; ma dato che sono semplicemente un cittadino mi limiterò a non festeggiare l'arrivo del nuovo anno.
Rino Romano

Ronchi


Città di luce
stazione buia
«Monfalcone, città di luce» s'intitola un opuscolo recapitato in questi giorni alle famiglie monfalconesi. Basterebbe che un funzionario comunale o chi per lui si recasse sul piazzale della stazione, biglietto da visita della città per chi arriva o parte via ferrovia, per rendersi conto che all'imbrunire come inizio di «città di luce» non c'è proprio niente. C'è solo un triste buio.
Fernardo Righi

Monfalcone