In piazza Unità cinquemila statue di sale

TRIESTE Un «aaah» appena percettibile, poi un minuto e mezzo interminabile di gelo. La folla di piazza Unità è rimasta di sale alla notizia della sconfitta dalle proporzioni clamorose quasi vomitata dal megaschermo a cascata sui sogni di gloria. Cinquemila statue di sale a simboleggiare il futuro di Trieste che si è fermato per decine di secondi sembrati secoli. Era passata una vita da quando lo speaker aveva scandito i 57 voti per Saragozza contro i 37 a Trieste decretando l'assegnazione dell'esposizione alla Spagna, allorché il primo dei poveri «zombie» ha accennato alla torsione del busto propedeutica alla messa in moto delle gambe per il mesto deflusso verso casa.
È stato allora che l'assessore ai lavori pubblici Giorgio Rossi è salito sul palco e saltando come un gorilla in gabbia ha tentato di stemperare la delusione. Ne aveva già viste di tutti i colori compresa quella di essere «defraudato» della propria poltrona dall'assessore senegalese di Monfalcone Bou Konate che, apparso in video a Parigi, era stato indicato come l'assessore ai Lavori pubblici di Trieste. «Al di là dell'Expo - ha urlato Rossi - Trieste non si ferma: ha già tracciato il proprio futuro. Non sarà facile, ma lo dimostreremo con i fatti che noi al futuro ci crediamo. Sarà una sfida ancora più stringente che ci permetterà di valutare le nostre capacità». E, in cauda venenum, anche una critica, forse anche autocritica: «Trieste dovrà trovare quell'unitarietà di intenti, soprattutto politica, che non ha avuto».
In effetti l'Expo, se non un collante, nelle ultime settimane era stato un ottimo paravento dietro al quale far sparire le divisioni. Levato il tappeto, riecco la polvere buttata sotto: nei siparietti del dopo-voto hanno ripreso fiato e argomenti i fautori dei punti franchi e della portualizzazione integrale contro il cavallo di battaglia della riconversione montato anche ieri dal sindaco Roberto Dipiazza.
Il deflusso dalla piazza ha ricordato quelli all'uscita da stadi e palasport dopo le sconfitte negli spareggi per non retrocedere (agli spareggi scudetto Trieste non è abituata) e le file lunghe di passanti immusoniti e lesti e il groviglio di automobili e scooter hanno dato l'idea della massa che si era riversata in piazza Unità: «cinquemila persone», hanno detto gli agenti della Digos frammisti alla folla; e loro di solito approssimano per difetto.
Il pomeriggio di passione era incominciato già alle due con i Bandomat scatenati sul palco ad alternare i pezzi forti della tradizione dialettale con brani del più tipico repertorio nazionale, da «Cicale, cicale» a «Sarà perché ti amo». Sotto, innescate da una neolaureata in festa, si sono aperte anche le danze. Come da copione, massiccio l'assalto alla mescita con vin brulé a fiumi nonostante la temperatura quasi primaverile. A ruba le magliette con la scritta «Expo» e le fette di panettone. La folla ha acquisito inattesa consistenza già alle tre: pensionati accanto a giovani, cani, bambini in marsupio, ciclisti. Palloncini bioancorossoverdi assicuravano il tono di colore patriottico, ma sono ben presto state sfoderate anche le bandiere della Triestina e le sciarpe degli ultras.
Vicino alla presentatrice Daniela Ferletta è apparso il popolare Nonno Berto oltre al sosia di Pavarotti, ormai famoso anch'egli. Due ragazzi e qualche signora del pubblico hanno espresso speranza al microfono. Dopo la presentazione della candidatura greca, seguita tra gli sbadigli, il turno di Trieste ha svegliato e surriscaldato la piazza. Urla, ovazioni, mani agitate, bandiere e palloncini saltellanti oltre a una scritta «Grazie Antonione» nel momento dei brevi collegamenti in diretta hanno reso l'idea di una città partecipe. Antonione, Dipiazza, Illy, Benetton, Katepalli, Stanca, Fini ma soprattutto il video sulla trasformazione del porto vecchio, i brevi interventi dei ragazzi del Collegio del mondo unito e di altri ospiti internazionali hanno catturato la folla.
«Ottimo», «Grandi» i commenti unanimi con un ottimismo che cresceva a tal punto da provocare alle quattro e un quarto, prima che la scena fosse ceduta a Saragozza, una semismobilitazione della piazza. Davanti al caffé degli Specchi compiaciuti commenti tra il vicesindaco Paris Lippi e Alessandro Gilleri del Nuovo partito socialista. Pochi altri politici sparsi: il sempre presente Salvatore Porro consigliere comunale e Bruno Sulli presidente del Consiglio comunale, entrambi di Alleanza nazionale, l'assessore provinciale Guido Galletto, il sindaco di Duino Aurisina Giorgio Ret. Poi persone dalle estrazioni e dagli interessi più vari, perfino un gruppetto di poeti. Nello specchio acqueo davanti alla piazza, il rinorchiatore Taur intanto mandava spruzzi beneaugurali.
Alle cinque la folla è tornata a dimensioni eccezionali, ma il programma era vistosamente in ritardo. Un fuggi fuggi, poi rientrato, è stato innescato da alcuni scrosci di pioggia dieci minuti prima delle sei. E' apparso ancora Dipiazza sul megaschermo per annunciare che «il progetto del porto vecchio non si ferma», poi Franco Bandelli, responsabile dell'Aiat ad anticipare l'esito negativo della prima votazione che avrebbe però potuto essere rovesciato al ballottaggio con i voti greci. E' stata invece una tragedia greca. «Sull'Expo ci contavo per trovare un lavoro», ha commentato un ragazzo andandosene. Il lato più triste della vicenda sta in queste parole.
Silvio Maranzana