Tour operator sotto accusa

Vacanza da sogno, vacanza da incubo; o, a volte, vacanza insoddisfacente, inadeguata rispetto alle aspettative, disgraziata; o, in casi marginali (uno dei quali purtroppo dolorosamente venuto alla ribalta della cronaca cittadina dei giorni scorsi, vacanza con esito tragico.
La casistica è particolarmente ricca: aerei in ritardo, perdita di coincidenze che determinano una riduzione del tempo utile dedicato al divertimento, soste estenuanti in aeroporto, crociere programmate su «navi bianche» e invece effettuate su catorci del mare, alberghi privi di posti disponibili nonostante la regolare prenotazione, ristoranti che servono pasti immangiabili, disservizi, escursioni disorganizzate, strutture fatiscenti, attese, ecc. ecc.
Tutto ciò diminuisce il godimento della vacanza, o, nei casi peggiori, lo annulla, rendendo la stessa negativa e facendo rimpiangere la perdita del poco tempo disponibile provocata dall'averla effettuata.
Il danno riportato dal turista è qualificato, in questi casi, come danno «da vacanza rovinata», del quale la più recente giurisprudenza, confermata anche da un'importante pronuncia della Corte di giustizia Ue, ammette la risarcibilità.
Ma non è tutto. Il pregiudizio risentito dal turista può essere ben peggiore e avere carattere patrimoniale o fisico: perdita di bagaglio, furto di beni o effetti personali, danni ai veicoli al seguito; intossicazione alimentare, lesioni da incidenti in albergo o nel corso del trasporto aereo, stradale, marittimo, fluviale; purtroppo, a volte, invalidità permanente o perdita della vita.
Chi è il soggetto responsabile di tali danni, obbligato a risarcirli al malcapitato turista o ai familiari che ne piangono la scomparsa?
Troppo semplice, o addirittura semplicistico, è dire che si tratta di chi ha prestato il servizio che ha determinato il danno: l'albergatore, il vettore aereo o marittimo o stradale, il gestore del ristorante, il tassista, e così via.
La realtà ricorrente del turismo odierno è caratterizzata dall'intervento dell'organizzatore di viaggi, o «tour operator», cui l'aspirante turista si rivolge per acquistare un viaggio organizzato, ossia un pacchetto «tutto compreso», che prevede il trasporto, il soggiorno, le escursioni, il servizio di guida turistica e altro ancora.
In Italia la materia è regolata, da tempo, dalla Convenzione di Bruxelles del 23 aprile 1970 sul contratto di viaggio, nota come «Ccv» (se-se-vé nella pronuncia francese), e, di recente, dal decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 111, di attuazione di una direttiva Cee sui viaggi «tutto compreso».
Tale normativa afferma la responsabilità del tour operator verso il turista sia per l'eventuale inadempimento al suo obbligo diretto di fornire il viaggio organizzato prenotato dal cliente, sia – ed è questo l'aspetto di maggiore importanza – per l'inadempimento delle varie prestazioni turistiche ricomprese nel pacchetto e fornite dai vari vettori, albergatori, ristoratori, ecc. ecc. che egli ha «promesso» al cliente, nonché per i sinistri verificatisi durante la fruizione di tali prestazioni.
Per il turista danneggiato, dunque, non c'è l'onere di rivolgere le proprie lamentele a operatori turistici distanti centinaia o migliaia di chilometri e ubicati in Paesi lontani; egli ha, viceversa, il diritto di chiedere il risarcimento di tutti i danni subiti all'unico soggetto cui si è rivolto, ossia al tour operator che ha predisposto il pacchetto turistico; a lui reclamerà i danni da perdita di beni, da lesioni o malattie imputabili a disservizi, da invalidità, da morte. E il tour operator avrà ben poche opportunità di liberarsi da responsabilità, poiché sarà per lui assai difficile provare che il danno si è verificato per colpa del turista, o per caso fortuito o forza maggiore, ossia per fatti assolutamente imprevedibili e inevitabili.
*titolare delle cattedre di Diritto dei trasporti
e di Diritto commerciale nell'Università di Udine