L'Austria cattolica si spacca sulla beatificazione di Carlo I

IL CASO VIENNA Sono circa duecento gli Asburgo attesi a Roma oggi per la beatificazione di Carlo I, l'ultimo sovrano dell'impero austro-ungarico. L'occasione è del resto unica oltre che festosa e un buon motivo per far convenire congiunti da ogni dove. L'ultimo convegno di tali proporzioni della secolare famiglia risale alla primavera del 1989, ma allora si trattò delle esequie della moglie di Carlo I, Zita, quando Vienna si vestì a lutto e ospitò un funerale dai toni imperiali. Ora invece l'evento è più che lieto, benché offuscato da alcune ombre: innanzitutto il caso del vescovo Kurt Krenn, presidente di quella Pia Unione di Preghiere che si è a lungo adoperata per la beatificazione di Carlo I, ma che il Vaticano ha in extremis fermamente invitato a non partecipare alla cerimonia, in seguito allo scandalo sessuale che ha di recente investito il seminario del prelato e che ne ha provocato la chiusura.
Ma ancor più di questa contingenza, a gettare ombra sono gli accesi dibattiti suscitati dalla notizia stessa della beatificazione in Austria. Il nome di Carlo I è legato nel ricordo dell'opinione pubblica alla sanguinosa prima guerra mondiale, alle terribili battaglie sull'Isonzo e sul Piave, dove venne usato gas nervino contro le truppe italiane, e naturalmente al crollo della monarchia, alla disintegrazione di un impero fra i più incisivi e importanti della storia europea.
La decisione del Vaticano di beatificare Carlo ha così formato due fronti opposti, che fin dall'annuncio dell'intenzione pontificia lo scorso dicembre, si sono affrontati sul terreno della Storia, ma anche su quello dell'attuale situazione della Chiesa cattolica austriaca, in profonda crisi per uno scollamento dalla realtà della comunità dei fedeli. E la beatificazione ha anche dato nuovi impulsi al mai sedato confronto dell'Austria repubblicana con gli Asburgo in quanto stirpe. Articolato così su diversi piani, il dibattito ha invaso giornali, trasmissioni radiofoniche e televisive, e i forum di discussione su internet, illuminanti spaccati dell'opinione della gente. Venato da una forte carica emotiva, il dibattito si è mosso così dalla persona stessa del controverso sovrano, al difficile rapporto dei cattolici austriaci con il Vaticano e con gli ex regnanti: con pathos nei difensori di Carlo I e degli Asburgo, con sarcasmo nei suoi decisi detrattori - che ricordando le decine di migliaia di morti sul fronte italiano hanno fra l'altro invocato dal Vaticano un'aureaola anche per Saddam Hussein -, con durezza in molti storici o addirittura con esasperazione in alcuni commentatori, come l'autorevole e solitamente pacato Alfred Worm, che nell'ultimo numero di News , riferendosi all'unico miracolo di Carlo I accettato dal Vaticano, la guarigione delle vene varicose di una suora polacca in Sudamerica, e alla nutrita partecipazione di politici austriaci alla cerimonia, ha definito letteralmente la beatificazione di Carlo «una presa per i fondelli dei fedeli. Centinaia di migliaia di persone sono morte come martiri nei campi di concentramento. Loro non vengono fatti santi. La lobby dei monarchici ce la fa con le vene varicose. E l'Austria ufficiale applaude. Penoso».
Flavia Foradini