«Tito» sul Cocusso, scontro Provincia-Slovenia

Un carteggio infuocato, uno scontro tra istituzioni. Da una parte il presidente della Provincia, Fabio Scoccimarro, dall'altra il console della Repubblica di Slovenia a Trieste, Zorko Pelikan. A arroventare la polemica è la scritta inneggiante a Tito comparsa da un paio di mesi sul monte Cocusso, sopra Basovizza.
Il primo passo l'aveva compiuto qualche settimana fa Scoccimarro con una lettera a Pelikan in cui chiedeva, tra l'altro, l'immediata cancellazione dell'enorme scritta che «esalta il responsabile politico e morale della tragica occupazione militare di Trieste nel maggio del 1945 e degli eccidi di migliaia di italiani avvenuti tra il 1943 e il 1945 nelle Foibe del Carso e dell'Istria». Scoccimarro pretendeva altresì «la condanna ufficiale dell'episodio».
La risposta di Pelikan non si è fatta attendere e non è stata del tenore e con i contenuti che Scoccimarro si attendeva. C'è anche un passaggio in cui la scritta è letta come una risposta a iniziative nazionaliste italiane come la ricostruzione storica contenuta nel kit tricolore. «Una lettera sconcertante - commenta il presidente della Provincia - che riporta le lancette della storia indietro di almeno trent'anni».
Ma vediamo nel dettaglio alcuni stralci delle lettera di Pelikan nella quale si ricorda, tra l'altro, che Italia e Slovenia hanno nominato nel '93 una commissione storico culturale mista italo-slovena che in sette anni di ricerche congiunte ha elaborato un rapporto sulle relazioni tra i due popoli tra gli anni 1880-1956. «Il rapporto della Commissione - osserva Pelikan - riferisce anche sul numero delle vittime degli eccidi durante e dopo la guerra che vennero trovate nelle foibe, ma non si tratta di migliaia di persone, come sostiene Lei, anche se ogni vita umana è preziosa. Il rapporto - aggiunge - parla altresì delle vittime del terrore fascista durante l'occupazione del territorio sloveno».
Pelikan nella sua lettera di risposta a Scoccimarro affronta quindi più nello specifico il tema delle scritte. «Le scritte "Tito" oppure "Nas Tito" ("Nostro Tito",ndr) sono state erette - scrive il console della Repubblica di Slovenia a Trieste - nel periodo dell'ex Jugoslavia in prevalenza senza una collaborazione delle Autorità di allora. La neo Repubblica di Slovenia non ha voluto eliminarle in quanto molte persone rispettano il ruolo che Tito ha svolto durante la lotta di liberazione dall'occupazione fascista. Proprio per questo la loro eliminazione forzata susciterebbe scontento e proteste di una parte della popolazione. Il recente rinnovo della scritta è stato spontaneo, all'insaputa e senza la partecipazione delle autorità slovene. Ritengo che tale azione - afferma ancora Pelikan - possa ritenersi una forma di risposta ai recenti eventi di Trieste (come ad esempio l'incompleta presentazione dei fatti storici distribuita dal Comitato tricolore Trieste nelle scuole triestine in occasione dei 50 anni del ritorno di Trieste all'Italia), che altro non sono che una dimostrazione della presenza di forze nazionalistiche nell'area».
Pelikan ricorda quindi come Trieste sia una città multietnica e multiculturale, ma aggiunge che bisogna rifarsi alla Storia per cercare di capire «quei cittadini sloveni che guardano all'Italia come un Paese vicino e amico ancora con diffidenza e che in base ai loro punti di vista e alle loro preferenze si appoggiano alle personalità storiche». Ricorda che la posizione e la tutela degli sloveni «in questa città non sono state risolte adeguatamente. Spettabile signor presidente, il principio fondamentale della democrazia è l'accettazione delle diversità nonchéil rispetto del diritto di opinioni diverse».
Immediata la replica di Scoccimarro: «È imbarazzante che un rappresentante diplomatico di un Paese vicino - commenta il presidente della Provincia - oltre a sottolineare la volontà slovena di non intervenire sulla scritta, spenda persino delle parole di giustificazione nei confronti di "quei cittadini sloveni che guardano all'Italia ancora con diffidenza". Tale atteggiamento - ha aggiunto Scoccimarro - finisce inevitabilmente per assecondare anche gli inqualificabili episodi dello scorso maggio, quando, sull'Altopiano carsico, numerose bandiere italiane vennero strappate. Non posso fare a meno di chiedermi cosa stia realmente succedendo in Slovenia».
Sulle prese di posizione di Pelikan c'è da registrare anche un'interrogazione di Roberto Menia (An) al ministro degli Esteri Frattini per conoscere se si tratti di opinioni personali del diplomatico o se rappresentino, invece, la posizione ufficiale del governo di Lubiana.
Cesare Gerosa