Bacicio, un pirata al «Bancarella»

I pirati che tentano l'arrembaggio al Premio Bancarella saranno stasera a Monfalcone, alla Lega Navale Italiana alle 20.30. Alberto Cavanna, autore della fantasmagorica biografia del
corsaro «Bacicio do Tin» (Mursia, pagg. 397, euro 15,90), finalista al Premio Bancarella che verrà assegnato il 18 luglio a Pontremoli, sarà presente insieme a Fulvio Molinari, Stefano Piredda, assessore alla Cultura di Monfalcone, Giorgio Brandolin, presidente della Provincia di Gorizia, Roberto Antonaz, assessore alla Cultura della Regione, e Nicola De Carlo, delegato regionale della Lega Navale Italiana.
Cavanna si definisce «costruttore di navi e di storie», ed è alla sua seconda prova letteraria dopo «Storie di navi, di viaggi e di relitti», sempre per Mursia. Nato nel1961 in provincia di Savona, dopo gli studi classici, non ha resistito al richiamo del mare e ha iniziato a lavorare come carpentiere in legno nel cantiere di famiglia. Nel 1988 si è trasferito a La Spezia dove «ho visto le cose più belle che io possa ricordare - dice emozionato. Ho seguito il restauro dell'"Orion" e del "Galashiel", due splendide vele d'epoca; per mesi ho vissuto a bordo del "Pacha III", lo yacht di Carolina di Monaco e di Stefano Casiraghi; ho avuto la fortuna impagabile di poter partecipare al rebuilding del tre alberi in legno "Shabab Oman". Forse di cose belle ne ho viste troppe e tutte insieme perché questo potesse durare a lungo. Così ho deciso di iniziare a raccontarle per poterle rivivere ogni momento e la mia antica passione per la letteratura e la storia era lì, pronta per essere usata, come una vela rimasta piegata per molto tempo ma smaniosa di gonfiarsi nel vento.
Ma chi è è Bacicio do Tin? «Un marinaio di nascita, corsaro per necessità ed infine pirata per disperazione. Ecco riassunta in poche righe la vita di Giovanni Battista Caviciòli che divenne il corsaro 'Baccan Giobatta Cavacciuoli', pronunciato secondo l'uso genovese, ed infine il terribile pirata Bacicio do Tin, dall'isola del Tino nel Golfo della Spezia, a lui donata da Napoleone per i suoi servigi di corsaro imperiale. Un'esistenza in bilico sulle lame di fatti troppo grandi non solo per lui, ma per tutti gli uomini di quel tempo che ne furono diretti testimoni. Un'esistenza perennemente trascorsa in mare, dal Golfo della Spezia a Trafalgar, dal Mar Ligure all'Atlantico, dal Tirreno al Mar Nero".
Dove è nata l'ispirazione per questa storia? «Un amore profondo per i luoghi dove il romanzo è ambientato. Il Golfo della Spezia, Portovenere, le isole della Palmaria, del Tino e del Tinetto. Il desiderio di immortalarli in una storia che appassionasse chi ama il mare e insegnasse l'amore per lui a chi non lo conosce ancora. Io non sono di queste parti: mi ci sono trasferito quindici anni fa per lavoro ma da allora non me ne sono più allontanato ed ora fanno parte di me. D'altronde, come ho scritto nel libro, spezzini non lo si nasce né si diventa: a un punto della vita si scopre di esserlo».
Nella sua carriera Bacicio passa da corsaro a pirata. Ma c'è una differenza? «I Corsari erano, né più né meno che pirati legalizzati: un governo (come ad esempio quello di Napoleone), consentiva a privati cittadini di avere imbarcazioni, armate a proprie spese, per depredare navi e imbarcazione di un altro stato con il quale erano in guerra. Era un'industria molto sviluppata che periodicamente consentiva non solo di avere flotte a buon mercato, ma anche di svuotare le galere dagli ex pirati beccati in flagrante: furono parecchi, infatti, ad abbracciare la carriera di corsaro per far dimenticare quella di pirata e le autorità ovviamente chiudevano un occhio. È anche vero che poi furono molti i corsari che si diedero alla pirateria più truce, ossia assaltando qualsiasi nave incontrassero, anche quelle con la propria bandiera (ecco spiegata la differenza)».
Gli aneddoti relativi al libro e alla sua stesura non mancano. «Ce ne sono stati diversi ma una cosa è curiosa: molti, moltissimi di coloro che lo hanno letto mi domandano se Bacicio do Tin è veramente esistito. Io rispondo che Portovenere c'è ed è meravigliosa, le isole sono una più bella dell'altra, il vento c'è sempre e non manca mai, ci sono ancora le vecchie fortezze».
E Bacicio c'è ancora? «I suoi eredi. Non esercitano più a parte alcuni esercenti ma difficilmente li riconoscerete. A parte quando vi porteranno il conto».
Elena Dragan