Un compleanno da festeggiare danzando

TRIESTE Una violinista, un percussionista, una danzatrice di Butho e una danzatrice espressionista. Questo accostamento di matrici e suoni così lontani tra loro, che ha aperto i festeggiamenti in onore dell'angelo del bizzarro, Erik Satie al Teatro Miela di Trieste sabato sera, sembra proprio un incontro surrealista come quelli che piacevano ai compagni di ventura del compositore.
Non poteva mancare al «Miela» il tradizionale compleanno di Erik Satie, che durante la prima serata dedicata al quarto happening del Danceproject ha retto bene l'impatto con l'«invasione» degli alpini. Per tre giorni, da sabato fino a questo sera, quando Uri Caine celebrerà l'effettiva data di nascita dell'artista francese, l'autore delle «Gymnopédies» è al centro di una serie di performance e mini eventi. In ambito musicale, il pianista Alexander Rojc ha proposto domenica le sue celebri «Vexations» e questo pomeriggio, alle 17.05 nel parco tropicale di Miramare, ci sarà la «Sonatina per pellicano e colibrì» di Bembi e Kozina.
Il cinema che ha usato musiche di Satie è presente con due film, uno di Orson Welles e uno di Kitano proiettati sugli schermi del teatro domenica, assieme a un cortometraggio del trio Lamentela. E, infine, la danza che ha caratterizzato la prima sera in onore di Satie.
Più bizzarro di così non poteva essere. Il quarto happening del Danceproject si è aperto con «The lonely tastes of love» di e con Elena Boschi e Jasna Knez accompagnate dalla viola di Cristina Verità e dalle percussioni di Hanry Dissake. Le due danzatrici hanno aperto lo spettacolo già all'entrata del teatro per poi chiuderlo nell'inusuale spazio del bar. Valentina Magnani e l'Actis ha scelto di presentare la serata in modo bizzarro: ha delegato il compito alla sua voce registrata, sorseggiando un cocktail a bordo palco. E Giulio Budini, con la sua «Danza d'insetto» ha fatto capire subito che le bizzarrie erano appena iniziate. In realtà il costume, ingegnoso dal punto di vista tecnico deve ancora essere migliorato in quanto a movimenti.
Meno bizzarre, ma di maggior impatto emozionale, le due performances seguenti: «Mi tingo di blu» di Valentina Morpurgo (autrice anche del successivo «Ascoltando la tua voce») su musica di Bjork e «Ultimo sueno» di Manuela Parovel, su musica dei Club Montes. In «Senza titolo» di Cristiana Fusillo e Simone Gobber idee interessanti, come l'uso di un bastoncino d'incenso quale unico punto luce, non vengono sviluppate fino in fondo. È sicuramente bizzarro il costume di Sonia Biacchi del Ctr di Venezia, che Michela Raddi ha danzato nel «Pas d'oiseau», mentre Eleonora Zenero proseuge il suo itinerario tra la danza e il teatro rimanendo «In ascolto». Le due coreografie «Legami», di Alessandra Scaffei con Sara Zanni e «Statue» di Grant McDaniel con Raffella Petronio sono state le uniche a utilizzare la musica di Satie, mantenendosi però su canoni tradizionali.
Intenso il duetto «Parlami ancora» tra Giulio Budini e Lorenza Masutto e curiosa la performance tra metà tra narrazione e danza «Il gatto con gli stivali» di Gaby Luthi. Concludono due allievi di Grant McDaniel con «Succumb to U».
Stefano Crisafulli