Arrestato a Monfalcone per truffa e raggiro Ma la polizia si chiede: è uomo o donna?

PICCOLA CITTA' Nel presepio urbano di cinquant'anni fa esistevano strane figure, evidenti di suo ma defilate, appartate, solo a fatica esibite sul proscenio dei rapporti quotidiani: eran le «doneòmo» e gli «omodòna». Oggi son vocaboli che non s'usan più e le persone che per loro disgrazia ne erano oggetto sono costrette a minori camuffamenti e usufruiscono di trattamenti meno crudeli.
«Uomo o donna?» si chiede un titolo del Giornale di Trieste di mercoledì 31 marzo 1954 e subito sotto mostra una foto con «le ibride fattezze di Alios Bertolotti, al secolo Maria Alice Bertolotti, la donna-uomo arrestata a Monfalcone sotto l'accusa di truffa e raggiro»; nel ritratto il personaggio indossa una giacchetta principe di Galles, cravatta su una camicia a scacchi, capelli corti, occhiali da vista, un lieve sorriso con gli occhi socchiusi. E tutta l'ambiguità che la testa del lettore vi voglia scorgere. «Il fatto che la Bortolotti - scrive ancora il giornale - sia stata associata al reparto delle carceri femminili non impedisce il permanere del dubbio sul suo stato civile».
Subito sotto nella stessa pagina compare una lunga recensione del film «Desiderio di donna». E il giorno dopo lo stesso giornale con il titolo «Banconiere o banconiera?» racconta che una addetta al bar Viatori di via Carducci è «in procinto di cambiar sesso». La «signorina Margherita», indicata con nome cognome età e indirizzo, «era di sesso maschile, seppure la sua fallace femminilità aveva apparentemente prevalso sulla sua virile natura».
Il giornale di venerdì 2 aprile 1954 spiega però essersi trattato di un «clamoroso» pesce d'aprile. Chissà le risate in via Carducci.
C'è un libro recente, «Scambi di genere» di Judith Butler (ed. Sansoni, 2004), che parla di «identità, sesso e desiderio»: il corpo sessuato non è un puro dato biologico ma una costruzione culturale, un continuo processo di scambio fra desideri e corporeità differenti che può pervenire sia alla parodia che ad atti corporei sovversivi. Ma la Greta Garbo e la Marlene Dietrich vestite da uomo non perdevano un filo del loro fascino, uomo o donna che apparissero. Scambi di genere. Si è diversi quando si deroga dalla norma. La norma però non tiene conto della qualità affettiva delle relazioni.
Il fatto che termini come «donaòmo» e «omodòna» non si usino più non può che far piacere. Appartenevano ad un clima culturale che inibiva i desideri e colpevolizzava i processi di identità. Tutto diventava «atimpùri», come quelli che d'un fiato denunciavi al confessore del sabato sera. Con la ferita di un'intimità violata e restituita ad un lessico sudaticcio. Atimpùri, appunto.
Sandro Scandolara