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Il Purim in Israele, un altro cupo carnevale da brivido

MEDIO ORIENTE TEL AVIV Con il ritorno del Purim, il carnevale ebraico, nelle strade israeliane afflitte dalla piaga del terrorismo è apparsa adesso la maschera più tragica. L'hanno ostentata giovedì bambini religiosi, nel rione ortodosso di Benè Brak, presso Tel Aviv: è la maschera del «lontario Zaka», ossia di quei religiosi che accorrono nei luoghi dove si sia compiuta una strage per ricomporre pietosamente i cadaveri o quanto resta di essi. Come negli anni passati, il Purim (che proseguirà domenica) è stato accompagnato da avvertimenti di intelligence sulla possibile imminenza di attentati palestinesi. Per ragioni prudenziali, i transiti verso la Cisgiordania sono stati chiusi. Uno dei timori è che, nella scia delle mascherate, un kamikaze riesca a raggiungere un luogo affollato senza destare sospetti.
Ieri mattina per molte ore una importante arteria è stata chiusa al traffico a Nordest di Tel Aviv, a pochi chilometri dalla Cisgiordania, mentre elicotteri della polizia ricercavano un presunto kamikaze che forse si era infiltrato in Israele. Nel pomeriggio lo stato di allarme è stato allentato, mentre voci non confermate sostengono che a Rosh ha-Ayn (a breve distanza dalla Cisgiordania) è stato fermato un palestinese sospetto. Purim (in ebraico: «la sorte») è la festa con cui gli ebrei celebrano la revoca in extremis di dure persecuzioni che il re persiano Assuero si accingeva a proclamare nei loro confronti su istigazione di un malevolo consigliere, Amman. Proprio in questa atmosfera di «pericolo incombente, sventato per un capriccio della sorte» dieci anni fa - in occasione del Purim - il colono ebreo Baruch Goldstein penetrò a Hebron (Cisgiordania) nella Tomba dei Patriarchi e a raffiche di arma automatica vi uccise una trentina di fedeli musulmani, assorti in preghiera. Il colono fu infine sopraffatto e ucciso in una rissa all'ultimo sangue divampata nella Sala di Isacco di quel santuario.
Deprecato in Israele come «assassino» e «stragista», Goldstein resta invece oggetto di ammirazione di una esiga frangia della destra eversiva, che vede in quella strage una «mossa preventiva» da lui decisa dopo aver appreso che i palestinesi di Hebron progettavano allora un massacro di ebrei. Agli occhi degli zeloti: un nuovo «miracolo di Purim». Ma nella memoria storica degli israeliani tornano in mente anche altri Purim, insanguinati da terroristi palestinesi. Uno, durante la prima intifada, ebbe luogo alla periferia meridionale di Tel Aviv dove un palestinese armato di un lungo pugnale trafisse a morte alcune ragazze in maschera. Pochi anni dopo, sempre a Tel Aviv, una bomba devastò un caffè. Fra i feriti in modo grave, un bebè vestito da clown.
Ieri le strade di Israele si sono riempite di mascherine fra cui predominava quella di «Luba»: la cassiera di un supermarket che in un programma satirico della televisione fa ridere i bambini perchè - essendo immigrata di recente dalla Russia - parla l'ebraico con buffi errori e tratta i malcapitati clienti con la ruvidità di un ufficiale del Kgb. Domenica ci saranno anche le sfilate dei carri in maschera. Ma di questi giorni, ci vuole forza per provare vera allegria. Per molti, sarà solo un altro Purim da brivido.

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