Dietrologie dietro il «drìo» con tutte le sue varianti

SI DICE
Spesso chi viene a Trieste per la prima volta sorride divertito appena coglie il guizzo d'una paroletta fra le più frequenti nei nostri discorsi, ma il cui suono è estraneo a orecchie non venete: «drìo». Che un connazionale ce ne chieda il significato dapprima ci sorprende, tanto ovvia e diretta, secondo noi, dovrebbe apparire a tutti la discendenza di quel termine dall'equivalente «dietro» della buona lingua, ma la perplessità del forestiero è legittima.
Infatti, molta acqua è passata sotto i ponti dell'Arno dai giorni del Carnevale che ispirò a Lorenzo il Magnifico l'incitamento «chi vuol esser lieto, sia» del «Trionfo di Bacco e Arianna» in cui si legge: «Questa soma che vien drieto / sopra l'asino è Sileno». Così si scriveva e si diceva nel Quattrocento, ricavando dal latino «de retro», le forme «dirieto» e, per l'appunto, «drieto» la cui parentela con «drìo» salta all'occhio .
Ciò non basta tuttavia a cancellare il sorriso dalle labbra di chi, venuto da fuori, ci sente pronunciare, sotto un acquazzone succeduto a una tregua del maltempo, le triestinissime parole «piovi indrìo» di cui sarebbe vano cercare equivalenze nella parlata della Firenze medicea o in quelle di altre città italiane, poiché «indietro» nel senso di «nuovamente» è un'esclusiva abbastanza buffa di casa nostra. Invece il modo di dire «son drìo a far» che molti considerano popolaresco e privo di riscontri nella lingua letteraria non fu disdegnato né da Leopardi, il quale scrisse: «Ora son dietro a ordinare i materiali della Enciclopedia», né da Buzzati: «Gli uomini sono dietro a giocare alle bocce».
Diverso è il discorso per le espressioni «drioman» e «indrioman» (con le varianti «dietroman» del fiumano, «dreioman» del rovignese, «indriodeman» del capodistriano e «daùrman» del friulano) che valgono «in continuazione, di seguito, senza interruzione» e, in qualche caso, «con sollecitudine», intraducibili in buon italiano. Esiste bensì un documento commerciale del 1841 che parla di «cambiali false di cui dietro mano i falliti s'erano serviti», ma non è un esempio da imitare.
Di dietrologia sul «drìo» e i suoi affini qualcuno, a questo punto, ne avrà abbastanza, ma prima di chiudere l'argomento, non vogliamo privare il lettore d'una piccola sorpresa: secondo il più rigoroso dei dizionari triestini, la desinenza, di «drioman», sarebbe collegabile non già con le mani di «a mano a mano», bensì con il «man» inteso come «presto, subito» dei dialetti veneti, continuatore del latino «mane», ovvero «di mattina, domani mattina».
Lino Carpinteri