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Moratti licenzia Cuper. Palla a Zaccheroni

SERIE A
MILANO La sintesi più acuta l'ha fatta Ronaldo, l'unico vero vincitore di una sconfitta comune e che adesso non vede l'ora di lasciare Madrid e tornare: «Sono contento per i tifosi nerazzurri - dice a ”Quelli che il calcio” -. Speravo andasse via il prima possibile». Se ne va, Cuper mister Follia. Lo farà con il foglio di licenziamento già consegnato, perché Moratti non ha resistito più davanti all'ultimo scempio. Troppo amore per una bandiera che si stava ormai sfilacciando davanti a quel vento tempestoso che si chiama sfiducia. E allora se, come dicè Totò, anche il limite ha una pazienza, il presidente, in un vertice molto simile ad un monologo, ha deciso di chiudere qui la sua scommessa argentina: «Signor Cuper tante grazie ma non è più il caso di continuare». Gli ultimatum non avevano più tempo e spazio di esistere. Nella notte, mentre l'incubo della disarmante e avvilente trasferta di Brescia toglieva il sonno al presidente, arriva la svolta attesa e rimandata da mesi. Il tecnico di Santa Fè che doveva essere il nuovo Helenio Herrera nell'immaginario personale di Moratti chiude l'avventura disastrosa con l'Inter dopo due anni e mezzo di illusioni, sofferenze, laceranti sconfitte, scudetti strappati dal petto, zero trofei.
Il pari a Brescia era solo un pretesto. Arriverà - affrancato dalla Consob e dalla Lazio che gli deve ancora otto mensilità di stipendio - Alberto Zaccheroni. Ufficialmente in carica da mercoledì, al rientro della squadra dalla trasferta di Champions League a Mosca, il tecnico romagnolo che vinse lo scudetto con il Milan siederà sulla arroventata e maledetta panchina dei cugini come solo riuscì a Castagner e a Radice negli ultimi quarant'anni di pallone. Fu proprio Zac alla guida di quella Lazio ad firmare la fase discedente di Cuper all'Inter: quel 5 maggio 2002 si mosse la perpendicolare verso gli abissi di una squadra indifendibile anche dagli stessi giocatori.
Il presidente non intende parlare anche perchè era giunto solo il momento di agire, Cuper non ha nulla da dichiarare a sua discolpa abbozzando, prima della comunicazione ufficiale della società arrivata in tarda mattinata attraverso la voce impastata di Giacinto Facchetti, un improbabile «io non ne so nulla», i giocatori hanno solo preso i bagagli per volare a Mosca (contro il Lokomotiv ci sarà l'ex vice-Cuper, Corrado Verdelli) e pensare ai nuovi schemi che verranno. Il contratto di Zac dovrebbe scadere nel 2005 rinviando così l'arrivo di Roberto Mancini. Nulla è messo nero su bianco, l'accordo è giunto nella notte ma Zac l'«addestratore» (che a differenza di Cuper sa coabitare bene con i giocatori di qualità) non vede l'ora di sedersi sull panchina impossibile: «Le ambizioni del presidente si sposano con le mie. Credo nella competitività dell'organico». Ci hanno creduto sempre in tanti, anche perchè Moratti ha sempre accontentato le voglie dei suoi allenatori, senza però mai vincere nulla a parte una Uefa con Simoni. A Zac l'ardua impresa.
Intanto la Roma nell’occhio del ciclone per questioni di bilancio (in rosso) non perde tranquillità e contro il Parma domina con due reti di Samuel e Cassano. L’Inter invece corre il pericolo di venir ricacciata indietro: ieri è stata superata in classifica da due provinciali dalla testa alta. Salgono infatti a quota dieci (uno più dei nerazzurri) Modena e Udinese con due franche vittorie in casa: rispettivamente,2-0 al Lecce e all'Empoli, che cominciano ad avere preoccupazioni serie nella lotta per la salvezza, che vede rianimarsi la Reggina che sul campo amico coglie la prima vittoria sul pur ostico Siena (2-1). Infine due pari: del Bologna, che rimonta due reti al Perugia cogliendo il 2-2 finale con un pari di Rossini di tacco, e del Chievo bloccato sull'1-1 dalla Samp.
In serata il Milan a San Siro supera di misura il Milan per 1-0 e resta secondo in classifica.
Alle pagine II e III